Stupro Caffarella: scarcerati i romeni Ma restano in cella per accuse diverse

I giudici del tribunale della lbertà non ha convalidato gli arresti dei due romeni in cella per le accuse di violenza ai danni della 14enne nella sera di San Valentino nel parco della Caffarella. Ma Racz resta a Regina Coeli per lo stupro di Primavalle, Loyos per un nuovo ordine di custodia cautelare per calunnia

Roma - Scarcerati i due romeni. Il tribunale del riesame di Roma ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei romeni Alexandru Loyos Isztoika e Karol Racz, accusati di violenza sessuale di gruppo e rapina per lo stupro di una 14enne al parco della Caffarella. Racz rimane detenuto per lo stupro del 21 gennaio scorso a Primavalle. Resta in carcere anche Loyos: pochi minuti fa gli è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare per calunnia e autocalunnia.

Il verdetto Il collegio del riesame, presieduto da Francesco Taurisano, dopo una giornata di camera di consiglio, ha così ritenuto di accogliere i ricorsi della difesa contro l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Valerio Savio. La conferma del carcere, invece, era stata sollecitata dal pm Vincenzo Barba. Nel dispositivo  si legge: "Annulla l’ordinanza in epigrafe disponendo l’immediata liberazione degli indagati se non detenuti per altro". La decisione è arrivata dopo una lunga camera di consiglio che ha fatto seguito all’udienza del riesame di ieri nella quale erano comparsi gli stessi Loyos e Racz. Il tribunale ha ha accolto, in riferimento allo stupro della Caffarella, le istanze degli avvocati dei due romeni Lorenzo La Marca e Giancarlo Di Rosa. Le motivazioni del riesame non sono state rese note, ma è presumibile che il collegio abbia fondato la motivazione anche in base all’esito delle analisi del dna fatte dalla polizia scientifica: i prelievi effettuati sulla ragazzina di 14 ani non avevano rilevato l’impronta genetica dei due romeni, ma altri due profili cromosomici. La procura di Roma aveva comunque chiesto ieri la conferma della misura cautelare in carcere sulla base delle ricognizioni fotografiche fatte dalla copia di fidanzatini.

La calunnia Loyos aveva confessato davanti al pm Barba quanto avvenuto nel tardo pomeriggio del 14 febbraio e aveva chiamato in correità Racz. Una confessione, ritenuta dal magistrato genuina e spontanea, a differenza di quanto ritenuto dalla difesa, convinta che Loyos sia stato indotto a parlare dalla polizia romena, prima di essere interrogato dal magistrato. L’indagato, secondo gli investigatori, aveva fornito dettagli sullo stupro perfettamente coincidenti con il racconto fatto dalla 14enne violentata. Il nuovo provvedimento cautelare, firmato dal gip Guglielmo Muntoni, è l’inevitabile conseguenza della decisione del riesame che ha ritenuto insufficienti gli elementi di prova fin qui raccolti dalla polizia contro Loyos e Racz. E così la procura ha dovuto prendere atto, nel sollecitare la nuova misura restrittiva, che Loyos ha depistato le indagini chiamandosi in causa (autocalunnia, articolo 369 codice penale) e coinvolgendo Racz nella vicenda, pur sapendolo innocente (calunnia, articolo 368 cp). Di fatto, però, chi abbia preso parte allo stupro resta ancora da identificare.

Soddisfatte le difese "Non posso fare altro che dirmi contento e soddisfatto. Non posso dire che non ce lo aspettassimo. Davanti al giudici del riesame ho detto che la revoca della misura cautelare era un atto dovuto". Così ha affermato l’avvocato Lorenzo La Marca, difensore di Racz. "Il sistema giuridico italiano e questo codice penale funziona ed è in condizione, in brevissimo tempo di garantire in modo celere la revoca di provvedimenti che possano limitare la libertà personale". Rispetto al fatto che, al momento, non c’è nessuno in carcere per lo stupro di San Valentino, l’avvocato La Marca ha spiegato: "Il motivo della nostra forza nel dire innocenti Racz e Loyos è stato dovuto anche al fatto che eravamo certi che la polizia e la procura stavano e stanno lavorando su altre persone".