Stupro al call center L’imputato: nessuna violenza

«Quella mattina non è avvenuta alcuna violenza. Era consenziente. Ho solo avuto un momento di debolezza che mi ha portato a perdere il lavoro, la compagna e la figlia». Questo quanto affermato nel corso di dichiarazioni spontanee è Alessio A., 40enne accusato di aver aggredito e stuprato una 38enne romena Magdlena mentre aveva appena iniziato a fare le pulizie in un call center in zona Vescovio. Mentre l’uomo si difendeva dando la sua versione dei fatti davanti ai giudici della VII sezione del tribunale penale collegiale dove è imputato, era in corso fuori dagli uffici di piazzale Clodio un presidio dell’Assemblea romana di femministe e lesbiche, alcune delle quali hanno anche partecipato all’udienza.
«Fino al 15 maggio avevo un ottimo lavoro e una vita tranquilla - ha detto Alessio A. -. Dopo quei fatti ho perso il lavoro, ho difficoltà ad incontrare la mia bambina nata dalla relazione con la mia convivente che mi ha anche lasciato. Quella mattina non è avvenuta alcuna violenza, solo effusioni precedute nei giorni precedenti da ammiccamenti, sguardi e battute. Ho avuto un momento di debolezza che mi ha portato ha perdere lavoro, compagna e figlia. Sono stato scorretto. La mia unica colpa è quella di aver commesso un fatto eticamente scorretto che ho pagato duramente».
Nel corso dell’udienza sono stati sentiti anche gli investigatori che hanno svolto le indagini, nonché l’ex compagna dell’imputato, responsabile del call center dove nel maggio scorso si sarebbe svolto l’abuso. L’udienza è stata poi aggiornata al 18 marzo prossimo, quando dovrebbe esserci anche la sentenza nei confronti di Alessio A. che nel giudizio è rappresentato dagli avvocati Giuseppe Merlino e Raffaele Castellani.
La donna è invece costituita in giudizio con l’assistenza dell’avvocato Carlo Testa Piccolomini. Magdalena, dipendente di una cooperativa di servizi, aveva appena iniziato a fare le pulizie in un call center in zona Vescovio quando, secondo la ricostruzione dell’accusa, è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, la costrinse a subire violenza sessuale. Subito dopo la violenza, la donna chiese soccorso in un bar poco distante dal call center e chiamò la polizia che in poco tempo individuò colui che si ritiene essere il responsabile dell’aggressione.
La romena dopo aver perso il lavoro nel call center ha un contratto a tempo determinato della durata di tre mesi trovato con la collaborazione del Comune. Per la prossima udienza l’Assemblea romana di femministe e lesbiche ha annunciato un nuovo presidio.