Stupro di Capodanno, il dna scagiona pure Franceschini

Davide Franceschini, il ventiduenne accusato dello stupro di una ragazza durante un veglione di Capodanno alla Fiera di Roma, è tornato in libertà perché il gip Guglielmo Muntoni ha creduto più alla sua versione che a quella vittima. Quello tra i due giovani sarebbe stato un rapporto consensuale e le lesioni più gravi riscontrate sul corpo della ragazza sarebbero dovute ad una reazione violenta, incontrollata, provocata dalle sostanze che aveva assunto Franceschini durante la festa. Anche il test del Dna eseguito sulla maglietta che indossava la vittima scagionerebbe il giovane: le tracce biologiche sono da ricondurre a un profilo genetico incompatibile con quello dell’indagato. E sui tamponi eseguiti sulla ragazza non è stata rinvenuta nessuna traccia di liquido seminale.
Le accuse, comunque, rimangono. Del resto Franceschini ha sempre ammesso le sue responsabilità, confessando subito di aver agito sotto l’effetto di droga e alcol. Ma gli indizi nei suoi confronti, scrive il giudice motivando la revoca degli arresti, «appaiono assai meno gravi non potendosi escludere che la versione fornita sia sincera e che lesioni più gravi non fossero volute, ma siano state invece frutto di un gesto violento, compiuto durante un rapporto consensuale, per un moto di rabbia e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e alcoliche che rendevano lo stesso Franceschini poco in grado di valutare gli effetti del gesto». Secondo Muntoni il racconto dell’indagato - che nei giorni scorsi era tornato di nuovo in cella per effetto del decreto cosiddetto anti-stupri - ha offerto «molti riscontri e nessuna smentita». È stata invece la versione della ragazza a non convincere il giudice. Le sue dichiarazioni sarebbero «molto contraddittorie». «Contengono almeno tre diverse ricostruzioni dei fatti, incompatibili tra loro - si legge nell’ordinanza - e sono in più punti smentite dalle altre fonti di prova. Tali dichiarazioni sono poco attendibili e non sono riscontrate neanche dalla natura delle lesioni subite, che invece ben si spiegano alla luce del racconto offerto dall’indagato».
«Non si può dare la croce addosso al mio assistito - commenta l’avvocato Francesco Bergamini -. È un ragazzo incensurato, figlio di una famiglia di operai. Ha fatto un errore, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio e considerarlo il mostro che ha violentato una ragazza a Capodanno. Il gip ha riportato elementi di prova. In sette pagine spiega come sono andate le cose. La sua decisione di rimettere in libertà Franceschini non può essere oggetto di polemiche. Riguardo all’inattendibilità delle versioni fornite dalla ragazza non commento e dico solo che comincia a venir fuori la verità». Il legale si auspica inoltre che, alla luce dell’ordinanza, si «possa avviare un momento di riflessione da parte dei politici che dovranno convertire il legge il decreto anti-stupri».
Polemica l’associazione di consumatori Aduc. «Questo Stato viaggia a due marce: una per i cittadini italiani, l’altra per gli stranieri - dice il segretario Primo Mastrantoni - . L’italiano Franceschini, accusato di stupro la notte di Capodanno a Roma è stato scarcerato. I romeni Racz e Loyos non accusati dello stupro della Caffarella restano in carcere per calunnia e per l’accusa di un altro stupro, che è da dimostrare».