Stupro di Capodanno, processo subito

Giudizio immediato per Davide Franceschini, il giovane fornaio di Fiumicino accusato di aver stuprato una ragazza di 25 anni di Genzano alla festa organizzata alla nuova Fiera di Roma la sera di Capodanno. L’indagato, 23 anni, ha confessato, ammettendo le proprie responsabilità. E le prove raccolte sono evidenti. Per questi motivi il pm Vincenzo Barba ha chiesto il rito immediato, che consente di saltare l’udienza preliminare e andare subito al dibattimento. A meno che Franceschini, che è accusato di violenza sessuale, lesioni fisiche gravi e psicologiche gravissime, non scelga di essere giudicato con l’abbreviato, rito che gli garantirebbe uno sconto di pena. «È probabile che scelga il giudizio abbreviato - spiega l’avvocato Francesco Bergamini, che assiste lo stupratore - anche perché l’istruttoria ha già chiarito tutto (i testimoni sono stati sentiti, le consulenze già svolte, acquisite le dichiarazioni dell’imputato), ma prima di prendere una decisione definitiva, che valuterò con il mio assistito, aspetto di prendere visione di tutti gli atti. Comunque ho sempre detto che Franceschini pagherà per quello che ha fatto».
Subito dopo la violenza il ragazzo fu messo agli arresti domiciliari, così come chiesto dalla Procura per la collaborazione offerta agli investigatori, la sua giovane età, l’incensuratezza, la buona famiglia d’origine che avrebbe potuto controllare la sua permanenza a casa e le stesse modalità dei fatti (un rapporto consenziente degenerato in violenza). La decisione fece comunque molto discutere e determinò l’invio a piazzale Clodio degli ispettori del ministero di Grazia e Giustizia, che però non rilevarono alcuna irregolarità nell’operato del magistrato. Franceschini finì in carcere il 17 marzo per effetto del nuovo decreto anti-stupri, il 20 marzo il gip Guglielmo Muntoni ne dispose la liberazione, come chiesto dall’avvocato Bergamini e nonostante il parere negativo del pm Barba, dando più credito alla sua versione che a quella della vittima, la quale avrebbe offerto tre diverse ricostruzioni dei fatti, «incompatibili tra loro». Franceschini ammise di aver agito sotto l’effetto di droga e alcool e raccontò che le lesioni più gravi riscontrate sulla ragazza non fossero volute, ma «frutto di un gesto violento compiuto durante un rapporto consensuale per un moto di rabbia». Muntoni, in pratica, lo stesso giudice che ora dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rito immediato, ritenne che gli indizi contro l’indagato fossero meno gravi di quanto prospettato dalla Procura. È anche su questa base che l’avvocato Bergamini si prepara a sostenere in aula la configurazione del solo reato di lesioni. La richiesta di giudizio immediato avanzata al gip si base su una serie di relazioni disposte dal magistrato: quella scientifica, secondo la quale il dna isolato sul corpo della ragazza non appartiene all’indagato, quella medico-legale sulle lesioni subite dalla vittima, e quella psicologica sul trauma riportato dalla ragazza. L’avvocato Fabrizio Federici, legale di parte civile, commenta così l’iniziativa della Procura di chiedere il giudizio immediato: «Ci aspettavamo questo genere di decisione - sostiene il penalista - ora con il processo potremo finalmente avere voce in capitolo, permettendo poi alla mia assistita, con la sua conclusione, di riuscire a mettere un punto a questa storia». La giovane di Genzano non si è ancora del tutto ripresa. «Ha sempre paura di tutto - racconta il difensore - e non si muove mai da sola. Sta reagendo bene all’incredulità per la campagna stampa negativa nei suoi confronti. Ora ha ripreso forza e grinta dopo quello che anche lei reputa un processo mediatico inaccettabile. Perché non bisogna dimenticare che non c’è alcun dubbio che ci sia stata violenza».