Stupro Capodanno Sì al rito abbreviato

Sarà giudicato con il rito abbreviato D.F. il 23enne accusato di aver abusato di una 25enne dei Castelli la notte di Capodanno alla festa «Amore 09» tenutasi alla Fiera di Roma. A sollecitare lo svolgimento del procedimento con questo rito, il difensore del giovane, dopo che il pm nei giorni scorsi aveva chiesto e ottenuto il giudizio immediato nei confronti del 23enne. Salterà quindi l’udienza del 10 giugno davanti ai giudici della VIII sezione tribunale penale collegiale, in quanto il rito abbreviato si svolge davanti al gup che dovrà ora stabilire un’apposita data.
Violenza sessuale, lesioni gravi e gravissime, sono i reati contestati al ragazzo. In particolare la contestazione di lesioni gravi fa riferimento alle ferite riportate dalla 25enne, mentre quella di lesioni gravissime riguarda il danno psicologico. Contestazioni, queste, formulate all’esito dei risultati di una consulenza medico legale svolta su richiesta della procura da una ginecologa e da una psicologa. Tra gli altri accertamenti anche una consulenza sul dna e le tracce biologiche trovate sugli abiti dei due giovani. Da questa analisi emerse che sugli indumenti della 25enne non vi era dna di D.F., circostanza, questa, che non ha stupito chi indaga in quanto non si supponeva di trovare tali tracce in relazione alle modalità del fatto. Ciò anche sulla base della ricostruzione dell’accaduta fornita da D.F. che riferì di un rapporto consensuale poi degenerato. Il ragazzo era stato fermato il 23 gennaio e per questo finito in carcere dopo la sua confessione.
Anche alla luce di questa circostanza, oltre che della giovane età e il suo essere incensurato, nei suoi confronti erano stati disposti i domiciliari. Il 16 marzo poi il 22enne era tornato a Regina Coeli sulla base di un provvedimento cautelare emesso dal gip Gugliemo Muntoni, in seguito al recente decreto governativo in materia di sicurezza. Il decreto in questione stabilisce che nei casi di violenza sessuale ove sussistenti le esigenze cautelari gli indagati devono stare in carcere. Non è quindi possibile stabilire nei loro confronti una misura gradata: o carcere o libertà.