Lo stupro diventa chic se a farlo è la gauche Parola di femminista

Carmen Llera, quella che ha orrore delle veline, difende l’amico francese e la sua &quot;voglia di sesso&quot; <br />

E, all’improvviso, del corpo della donna non gliene impor­ta più a nessuno. Tutti lì a preoc­cuparsi solo del corpo dell’uo­mo. Prendete Carmen Llera, la consolabilissima vedova Mora­via, la donna del cactus di Gad e Fassino, quella che non riusci­va a star più di due giorni senza sfiorare il sesso circonciso al sapor di «mandorle bianche» (parole sue). Ebbene: fino all’altro giorno era in tv dall’amato Lerner a testimoniare impegno civile e indignazione per via di tutti quei glutei femminili offesi dalla foto sul giornale (orrore!) o da un balletto da velina (orrore, orrore!).

E adesso invece che i glutei femminili subiscono ben altra violazione in una suite del Sofitel di Manhattan, lei che fa? Nessun impegno civile, nessuna indignazione. Anzi, di più: si schiera a spada tratta a fianco del presunto violentatore. «Ama il sesso, so what , e allora?». Avrà pur diritto di stuprare una cameriera, per giunta di colore: non sarà mica un delitto quello? O almeno, non è un delitto al pari di trasmettere il Drive in . Strane differenze. Non sarà che il corpo della donna in questione è stato prelevato dai ghetti poveri di Harlem mentre il corpo dell’uomo è cresciuto fra le élite della Rive Gauche? Non sarà che il corpo della donna stonerebbe nel film radical chic della Zanardo mentre il corpo dell’uomo si trova perfettamente a suo agio nei circoli radical chic di Parigi? Non sarà che il corpo della donna magari non è nemmeno un granché mentre il corpo dell’uomo è quello di un vero figo soprannominato il Gran Seduttore?

Sarà quel che sarà, ma è impressionante vedere come le schiere di neo femministe allo champagne rosé che in febbraio riempirono le piazza per difendere la loro dignità, se ne sbattano altamente della dignità di una cameriera che denuncia uno stupro. Figurarsi: sono tutte ammaliate dallo charme di Strauss-Kahn, sbavano per lui, sono indulgenti, gli perdonano ogni cosa. Che ci volete fare? È un «eroe filosofico » (definizione di Libération ), ricco, potente, molto macho. Se uscendo dalla doccia gli viene da saltare addosso alla prima che passa, va capito. Se stupra, comunque lo fa con savoir faire . Magari violenta, ma è sempre chic. Più che condannarlo, quei fetenti di americani, dovrebbero ringraziarlo per come concede loro l’onore della sue prestazioni. Non solo professionali, s’intende. Anche Carmen Llera ha conosciuto le prestazioni d i Dominique. C’è una foto che li ritrae insieme a Parigi, si racconta che la loro relazione durò dal 2003 al 2005. E c’è chi sostiene che il libro in versi «Gaston» pubblicato nel 2005 fosse proprio dedicato all’ex numero uno del Fmi. In esso l’allegra vedova Moravia racconta un amore sadico, con un uomo crudele, che amava con «violenza o avidità ». («sento che ti amerò molto, diceva, spingendol a contro u n muro»... ).

Che ci volete fare? Alle volte la finzione letteraria finisce per assomigliare molto alla realtà, proprio come quando Carmen Llera descriveva nei dettagli il «coso » di un «politico» alto, magrissimo, tormentato e «con gli slip sovietici» e di nome F. (Fassino?). O come quando raccontava le sue imprese erotiche con un «ebreo comunista sposato », nato a Beirut, giornalista televisivo, di nome Gad. «Con nessuna hai scopato come con me», si vantava. Poi raccontava senza ritegno di orge in vasca, compiute ascoltando Mahler e leggendo Anna Frank. Erano lontani allora, i tempi dell’indignazione. M a del resto si sa, per diventare paladine del corpo delle donne, basta u n po’ di feroce antiberlusconismo in tv. Eppure la paladina del corpo delle donne, adesso, s’è di nuovo eclissata. All’improvviso. Quel Gaston violento e cinico può essere Strauss-Kahn? In una lettera al Corriere della Sera , Carmen Llera nega. E ne approfitta per arrivare in un batter d’occhio alla fine del processo, assolvendo con formula piena il suo amico socialista e potente. Nella suite del Sofitel «c’è stato un rapporto consenziente », assicura, «escluderei la violenza sessuale» perché «la violenza non fa parte della sua cultura». Stupro? Aggressione? Sequestro di persona? Palpeggiamenti forzati e palpeggiamenti semplici? Macché: quella non è roba che può fare u n socialista charmant nutrito a foie gras e paté . Lui, al massimo, è le bouc émissaire , il capro espiatorio. Praticamente una vittima. Lo vedete com e va il mondo? Basta avere buoni rapporti con la r ive gauche e tutto ti viene perdonato. Persino lo stupro. Strauss-Kahn non sar à Gaston, dunque. Però sicuramente è Gastone. Cioè, piuttosto fortunato. Metti infatti che, anziché al Quartier Latin, avesse cas a a d Arcore. Metti che, anziché nei circoli socialisti, si fosse fatto le ossa costruendo la tv commerciale. Ecco allora, per molto meno, le vergini alla mandorla bianca lo avrebbero impalato in piazza. Invece niente: lo definiscono addirittura un «amico delle donne » (amico, eccome, fin troppo).

E si sentono i n dovere di difenderlo, anzi di più, di assolverlo. Carmen Llera sostiene di desiderare una sola cosa: che il suo Dominique torni «l’uomo sorridente che ho visto giorn i fa». Perfetto. M a possibile che la grande paladina dei diritti delle donne, la crociata della dignità femminile, la vendicatrice di tutte le angherie maschiliste, colei che non sopporta nemmeno le copertine dei femminili e gli stacchetti i n tv che umiliano le ragazze, ebbene, possibile che non senta il dovere di spendere nemmeno una parola per la cameriera che denuncia non una cena in villa o una foto osé, ma addirittura uno stupro? Finché resta il dubbio, almeno: possibile che la pasdaran dell’indignazione non si preoccupi del sorriso della presunta violentata più che d i quello del presunto violentatore? Si sentirebbe il bisogno di un altro intervento. Urge una seconda lettera. Me lo lasci dire con parole che lei conosce bene, cara signora Llera del cactus: difenda un po’ anche il corpo della donna. Se non ora, quando?