Stupro di gruppo al parco Lambro: la giovane cinese adescata in chat

Il branco ha raccontato di aver agito sotto l’effetto di anfetamine

Ancora una volta la Rete come il bosco tenebroso dove ragazze un po’ troppo fiduciose rischiano di trovare il «lupo cattivo». In questo caso è andata peggio, addirittura un branco di «lupi cattivi» e per di più forse anche strafatti di anfetamine. È questo lo sfondo in cui si è sviluppata lo stupro, quasi sicuramente un agguato premeditato, ai danni di una giovane cinese, 18 anni in inverno, che ha seguito un connazionale fino al parco Lambro dove si è poi trovata in balia di una decina di vitelloni asiatici con le chiome dipinte.
Lei è una brava ragazza: regolare, operaia, proviene da una famiglia per bene e vive in zona Paolo Sarpi. Come molti coetanei spesso si rifugia in Internet, in particolare in uno dei portali dove i cinesi si confrontano sulle difficoltà di inserirsi nel nostro Paese. Tre settimane fa conosce Yiwang Hu, commerciante ambulante di 33 anni, anche lui residente a Chinatown, che riesce a catturare la sua fiducia. «Dai vediamoci» richiesta accolta dalla ragazza.
Al primo incontro lui conferma tutta la sua simpatia, presenta la ragazza ai suoi amici, tipi alla moda, con i capelli colorati, come molti giovani orientali del resto. Insieme passano un paio d’ore tra un take away e un Internet café. Nessun problema dunque a rivedersi, ed ecco un’altra serata divertente con quel simpatico connazionale.
«Ci vediamo ancora?». Ma certo ormai la giovane non ha più dubbi sulla correttezza del nuovo conoscente. E cade nella trappola. Domenica sera Yiwang arriva con due amici all’incontro all’Internet Café di via Padova 36, da qui si spostano in un altro Internet point, in via Balestrieri dove incontrano altri cinesi. Poi la cena al take away di via Lomazzo. Verso le 22.30 l’agguato. La vittima chiede di essere accompagnata a casa. Yiwang, un altro amico, la fa salire su una Golf ma anziché verso casa, si dirige verso il parco Lambro, dove vengono raggiunti da un’altra vettura con dentro altri sette cinesi. E gli amici con cui stava amabilmente chiacchierando diventano «lupi mannari». Un’ora, forse due di violenze e umiliazioni, da parte di 5 forse 6 ragazzi. Poi la portano a casa con le solite minacce: «Stai zitta, è meglio per te». Ma lei non sta zitta e, caso raro vista la chiusura della comunità cinese, pochi minuti dopo è in questura insieme con i genitori.
Yiwang, viene acchiappato quasi subito, insieme a Shou Wai Zhou, 31 anni, e Zijie Ji, 21, entrambi disoccupati. Fanno parziali ammissioni «Sì c’ero, ma non l’ho toccata» dettaglio che cambia poco la loro posizione processuale. Ma soprattutto ammettono di aver bevuto e fatto uso di stupefacenti. Quasi sicuramente ketamina: l’hashish è infatti quasi sconosciuto nella comunità cinese che invece privilegia le anfetamine, sostanze eccitanti e stimolanti. Basti pensare che venivano usate per migliorare le prestazioni dei soldati al fronte.
Adesso si aspetta di chiudere il cerchio e beccare gli altri sei: gli investigatori di mobile e volanti, coordinati dal vice capo della mobile Fabio Bernardi, sono certi che non ci vorrà molto.