Stupro nel '77, Polanski arrestato in Svizzera

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Arrestato al suo ingresso in Svizzera in base a un ordine di cattura emesso dalle autorità degli Stati Uniti nel 1978, per
avere fatto illegalmente sesso con una ragazzina di 13 anni. Doveva ricevere un premio alla Zurich film festival
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Il regista Roman Polanski è stato arrestato oggi su richiesta degli Stati Uniti, mente cercava di entrare in Svizzera per ricevere un premio. Polanski è stato arrestato in base a un ordine di cattura emesso dalle autorità degli Stati Uniti nel 1978, per avere fatto illegalmente sesso con una ragazzina di 13 anni. Il regista avrebbe dovuto ricevere un premio alla carriera al festival del cinema questa sera, dando inizio ad una retrospettiva della sua carriera cinematografica. Polanski era stato arrestato nel 1977 con l’accusa di avere drogato e fatto ubriacare una tredicenne ed avere avuto rapporti sessuali con lei durante una sessione fotografica nella casa di Jack Nicholson a Hollywood. Lui ha sostenuto che la ragazza aveva già avuto esperienze sessuale ed era consenziente, ma ha passato 42 giorni in carcere, sottoponendosi a test psichiatrici. Dopo essere stato liberato su cauzione, è fuggito prima della sentenza di condanna. Da allora il suo visto per gli Usa è stato ritirato. Polanski ha vinto l’Oscar per la migliore regia per "Il pianista" nel 2003, dopo avere conquistato la Palma d’oro a Cannes l’anno prima. Ha diretto film divenuti dei classici come "Chinatown" e "Rosemary’s Baby".

La vicenda Solo nel maggio di quest’anno, a Los Angeles, si era consumato l’ennesimo capitolo di una vicenda iniziata nel 1978, quando il regista di origini polacche fu accusato di aver stuprato una ragazza di 13 anni, e che ieri sera ha portato al suo arresto all’aeroporto di Zurigo dove si recava per partecipare al Festival cinematografico della città. Nel maggio scorso infatti un tribunale di Los Angeles ha respinto il ricorso in cui Polanski chiedeva l’archiviazione delle accuse di avere avuto rapporti sessuali con la ragazza. Il regista è stato perdonato dalla vittima ma su di lui pende ancora un mandato di arresto e per questo non può tornare negli Stati Uniti, dove non ha più rimesso piede negli ultimi trent’anni.
Polanski - nato a Parigi nel 1933 - sostiene da allora che il procuratore che ne aveva chiesto la condanna, deceduto nel frattempo, intendeva arrestarlo nonostante un accordo raggiunto per evitare il carcere al regista di origine ebree e la cui madre è morta nel campo di concentramento di Auschwitz. L’otto maggio scorso l’ultimo dei giudici coinvolti, Peter Espinoza, ha riconosciuto che il pubblico ministero aveva commesso errori sostanziali al momento del processo, ma ha sostenuto che la legge non lo autorizza a fare gesti di clemenza nei confronti di un latitante.

Tutto era iniziato nel febbraio del 1978 quando sul regista era caduta non solo l’accusa di stupro ma anche quelle di uso di stupefacenti, perversione e sodomia. Il regista aveva poi riconosciuto parzialmente i fatti, cioè di aver fatto sesso con l’allora modella minorenne Samantha Gailey e aveva così patteggiato con il tribunale di Santa Monica, dichiarandosi pronto a seguire una terapia. Il giudice aveva accettato in cambio di lasciar perdere le altre accuse e si preparava a fare arrestare ed incarcerare il regista, che però nel frattempo aveva lasciato il paese. Polanski, che ha sempre sostenuto di essere finito in una trappola tesa dalla madre della ragazza, aveva ricevuto il permesso di ultimare un film in Europa, e vista la minaccia del carcere non è più tornato negli Stati Uniti. Un fatto che da allora ha reso più difficile una soluzione al suo caso. Il regista ha addirittura lasciato all’inizio del 1978 Londra, dove viveva, per installarsi a Parigi, in modo da evitare di essere estradato negli Usa, dove non ha intenzione di tornare anche se verrà risolto il suo caso. I legali del regista hanno sempre sostenuto la tesi che la giustizia di Los Angeles abbia agito illegalmente, tentando il possibile per incastrare un regista legato a Hollywood.

L'intervento della Francia Il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, ha auspicato presso le autorità svizzere che l'arresto del regista Roman Polanski "trovi rapidamente una soluzione favorevole". Lo ha annunciato oggi un comunicato del ministero degli esteri di Parigi. "Kouchner ha contattato Micheline Calmy-Rey, consigliere federale svizzera in carica per gli affari esteri - recita il comunicato -. Il ministro le ha espresso la speranza delle autorità francesi che i diritti di Polanski siano pienamente rispettati e che questo caso trovi rapidamente una soluzione favorevole". L'ambasciatore francese in Svizzera e il console generale di Parigi a Zurigo hanno fatto passi presso le autorità svizzere al fine di esercitare il più rapidamente possibile il diritto di visita consolare all'arrestato. Polanski, che ha 76 anni, si è naturalizzato francese nel 1976.