Stupro di Pero, rom preso mentre fuggiva

L’arrestato è stato riconosciuto dalla ragazza durante un confronto: «È lui il capo del branco»

Paola Fucilieri

La polizia lo ha arrestato nel Pavese proprio mentre - incappucciato e a bordo di un'auto - stava per scappare in Romania con dei parenti giunti a Milano con il pretesto di partecipare a un matrimonio e, in realtà, con il preciso scopo di farlo fuggire. Si tratta del diciottenne (di cui non è stato fornito il nome, ndr) principale responsabile del gruppo dei tre giovani romeni che il 16 giugno, nelle campagne di Pero, avevano violentato una studentessa diciannovenne appartatasi in auto con il suo fidanzato, a sua volta immobilizzato e picchiato dagli stessi aggressori.
Circa un mese fa, il 24 giugno, gli investigatori avevano catturato il palo del terzetto di stupratori, Mur Raduliviu, 20 anni, annunciando che le indagini sarebbero continuate per arrivare agli altri due componenti della banda. Adesso la caccia resta ancora aperta quindi solo per il terzo componente della banda.
Da circa un mese i poliziotti si erano appostati nei pressi di una baraccopoli vicina a Santa Caterina, una località della provincia di Pavia, perché sapevano che l’autore materiale della violenza - in fuga dopo il fatto e introvabile anche dopo un movimentato sgombero del campo nomadi di via Capo Rizzuto (poco distante dal luogo dello stupro, ndr) - era stato ospitato in quella zona da alcuni familiari. Il risultato di tanta perseveranza non è giunto, tuttavia, in maniera del tutto fortuita e improvvisa. Gli inquirenti, dopo intercettazioni e indagini sul territorio, sapevano che il giorno scelto dal rumeno per la fuga era venerdì 22 luglio: proprio venerdì, infatti, si celebrava un matrimonio tra rom nel campo di via Triboniano e molti nomadi sarebbero arrivati dalla Romania per festeggiare l'evento per 24 ore, come imposto dalla tradizione zingara.
Così quel giorno il ricercato è stato sorpreso dagli investigatori proprio mentre, incappucciato come un sequestrato, stava salendo su una macchina per tornare in patria ed evitare di saldare i suoi conti con la legge italiana.
Il nomade è stato portato al centro di permanenza temporanea di via Corelli, ma gli altri ospiti hanno mostrato di non gradirne la presenza, temendo di venire espulsi dall'Italia prima del tempo per causa sua. Così, per prevenire disordini nel centro, diciottenne è stato portato in carcere. Proprio lì, a San Vittore, ieri mattina è avvenuto il riconoscimento ufficiale del rom da parte della coppia di fidanzati assaliti quella notte di giugno. Tutto è avvenuto come per Raduliviu, con un confronto all’americana, anche se in maniera decisamente molto più drammatica da parte della studentessa vittima della violenza: «Era lui il capo del branco: lui mi ha stuprato» ha detto la ragazza non appena ha guardato in faccia il rom che, peraltro, aveva già riconosciuto una prima volta in fotografia. Mentre lo zingaro ha continuato imperterrito ad assicurare agli inquirenti di non aver fatto nulla e di non essere coinvolto in nessun modo con l'episodio del 16 giugno a Pero.
Gli investigatori, intanto, preferiscono aspettare l'esito dei rilievi del Dna condotti dalla polizia scientifica per poter stabilire con certezza i ruoli dei singoli rumeni durante l'aggressione e lo stupro.