Stupro della quattordicenne: restano in cella i due accusati

L’ALIBI Racz ha fornito i nomi di alcuni nomadi con i quali avrebbe cenato sabato sera

I due romeni accusati dello stupro della Caffarella resteranno in prigione. Lo ha deciso ieri pomeriggio il gip Valerio Savio che ha accolto la richiesta di fermo del pm Vincenzo Barba. Per Karol Racz, trentasei anni, e Alexandru Loyos Isztoika, venti anni, accusati dello stupro di una ragazzina di quattordici avvenuto sabato scorso nel parco romano, è stata emessa anche l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Gli interrogatori per i due, accusati di violenza sessuale di gruppo e rapina, sono cominciati a Regina Coeli nel pomeriggio, mentre davanti al carcere una decina di militanti del Movimento per l’Italia di Daniela Santanchè avevano esposto due striscioni con scritto «Buttate le chiavi» e «Tolleranza zero».
Il ventenne, subito dopo il fermo aveva ammesso le proprie responsabilità chiamando in causa il connazionale Racz, ha ritrattato tutto, spiegando di aver confessato solamente per pressioni e torture fisiche ricevute da parte dei suoi connazionali durante gli interrogatori. A raccontarlo è stato Lorenzo La Marca, il legale di Racz, spiegando che la posizione di Loyos ora dovrà essere valutata dalla procura. «Ma la ritrattazione - ha detto il pm Barba - non è apparsa affatto credibile».
Il trentaseienne, invece, aveva respinto subito le accuse davanti al pm, sostenendo di avere un alibi per la serata di sabato 14 febbraio, quando avvenne lo stupro.
Karol Racz, che è sospettato anche della violenza subita il 21 gennaio scorso da una quarantenne in via Andersen, ha ribadito di non avere nulla a che vedere con l’aggressione alla coppia e con violenza sessuale. Il suo penalista ha aggiunto che il romeno ha alibi per tutto l’arco di tempo in cui è avvenuto il fattaccio e che ha già fornito alla magistratura e agli investigatori i nomi delle persone di un campo rom, che avrebbero cenato con lui proprio quella sera.
La Marca ha annunciato anche che impugnerà l’ordinanza carcerazione di fronte al tribunale del Riesame, auspicando che gli investigatori procedano «all’identificazione e all’audizione di queste persone». «Aspettiamo inoltre - ha concluso - l’esito delle consulenze sul dna delle tracce biologiche refertate per chiarire la posizione del mio assistito.
Il pm Barba, invece, si è detto soddisfatto. «Il gip ha accolto le richieste della Procura - ha commentato - avendo ravvisato i gravi indizi di colpevolezza in ordine ai pericoli di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Le indagini non sono ancora concluse, il provvedimento del giudice, tuttavia, fa sì che siano assicurati alla giustizia due soggetti ritenuti responsabili di un fatto così grave. In base all’ordinanza di custodia cautelare emessa oggi (ieri per chi legge, ndr.) non possono più nuocere».
Ma intanto non si placa l’istinto di vigilare su Roma da parte dei cittadini. Due giorni fa era stata la protezione civile a organizzare ronde alla Caffarella. Ma era stata diffidata dalle forze dell’ordine per aver usato macchine con il lampeggiante blu. Ieri è toccato al gruppo de La Destra dal SII municipio, che ha scovato un insediamento abusivo a poche decine di metri da due scuole.
«I cittadini hanno paura - spiegano Stefano Ambrosetti, Tommaso Mignini e Aldo Atti - e noi intendiamo far sentire la nostra presenza sul territorio, anche di notte, per vigilare e segnalare alle forze dell’ordine eventuali insediamenti abusivi e individui pericolosi. Per questo siamo stati contattati da diverse famiglie che volevano denunciare un insediamento abusivo a ridosso del liceo scientifico statale Giuseppe Peano e dell’istituto aeronautico F. De Pinedo».
«Il sindaco Alemanno e le forze dell’ordine intervengano subito - concludono i consiglieri - per ripristinare lo stato dei luoghi e a sgombrare questo accampamento abusivo e pericoloso».