Stupro, si cerca il filmato dell’aggressione

Il ricercato è un magrebino alto circa un metro e settantacinque

Continua serrata la caccia al bruto che domenica mattina alle 6 ha violentato una madre di famiglia, sorpresa alla fermata dell’autobus in viale Umbria mentre stava andando al lavoro. I militari hanno più volte passato al setaccio i luoghi frequentati da immigrati dal Nordafrica, probabile area di provenienza dell’uomo, visionando i filmati delle tv a circuito chiuso del Comune, ma soprattutto da ieri hanno in mano un nuovo indizio: l’identikit preparato seguendo le indicazioni della vittima. Infine nei prossimi giorni sarà disponibile anche il Dna dell’uomo, ricostruito grazie alle tracce lasciate sul posto.
Ma le indagini si prospettano comunque lunghe e complesse, visto la genericità della descrizione fornita: un magrebino, altro circa 1.75, maglietta e jeans scuri, scarpe da ginnastica. Niente altro. Nei ricordi della signora infatti non c’è un particolare identificativo «forte»: un orecchino, un tatuaggio, una cicatrice. La donna, 40 anni, dopo l’aggressione era infatti comprensibilmente piuttosto scossa e ha reagito con un certo fastidio alle insistenti domande dei militari. Necessarie però, per avere elementi certi da cui partire. Per questo, in seguito al primo interrogatorio dopo lo stupro, hanno preferito lasciarla 24 ore tranquilla per sentirla nuovamente ieri pomeriggio.
Il nuovo racconto non si discosta di molto da quello fornito immediatamente. Lei era uscita di casa verso le 6 per andare al lavoro. Abita in zona largo Marinai d’Italia e usa il bus per raggiungere l’ospedale dove lavora. I carabinieri non hanno voluto precisare quale fosse il ruolo ricoperto dalla donna per evitare possa essere facilmente identificata.
Stava ancora camminando quando ha sentito dei passi dietro di sé. Ha capito di essere seguita e ha tirato dritto. L’uomo l’ha raggiunta una prima volta borbottando qualcosa, come una richiesta di informazioni. Lei, timorosa, ha proseguito senza fermarsi. E a questo punto il nordafricano l’ha nuovamente raggiunta, ma questa volta impugnando una grossa pietra con cui l’ha minacciata. È stato sufficiente questo per paralizzarla dalla paura: s’è fatta trascinare dentro l’ex stazione di Porta Vittoria senza quasi reagire. Pochi passi del resto, poi si scompare nel nulla. L’area infatti, dopo l’abbattimento dei vecchi edifici, è diventata una giungla, con il terreno ricoperto da una vegetazione molto fitta. Dalla strada è quasi impossibile vedere o sentire qualcosa.
Qui si è consumata la violenza. L’uomo l’ha minacciata ancora brandendo il pietrone, quindi ha abusato più volte di lei. Poi le ha chiesto, in un decente italiano, dove abita e lei ormai priva di volontà, gliel’ha detto. Finito l’incubo, le ha preso cellulare, catenina d’oro, venti euro e il pacchetto di sigarette, fumandone un paio. La donna è tornata a casa da dove ha chiamato i carabinieri. Che hanno avviato subito le ricerche nelle zone maggiormente battute dai nordafricani. Poi hanno raccolto tutti i reperti lasciati dal bruto, mozziconi compresi, poi inviati al Ris di Parma per la ricerca del Dna. Nella speranza che l’uomo sia già stato sottoposto a prelievo e quindi quella «sequenza» abbia un nome. Infine ieri i carabinieri hanno abbozzato un identikit che forse potrebbe essere reso noto nella giornata di oggi e si sono fatti consegnare dai vigili urbani le registrazioni delle tv che il Comune ha sistemato in zona. L’uomo potrebbe essere stato ripreso: un colpo di fortuna che potrebbe dare una svolta alle indagini.