Su Alitalia il «buonismo» veltroniano non funziona

Va bene: il sindaco Veltroni alla festa dei giovani di An è scivolato sulla «borgata Pinarelli», inesistente, tessendo le lodi di quanto ha fatto il Campidoglio per le periferie. Ma ci sono cascati anche Berlusconi e Fini. Pochi giorni prima però ne ha infilata un’altra. Intervenuto sullo sprofondo rosso di Alitalia e sul dilemma se salvare Fiumicino o Malpensa, ha finito per dare una reinterpretazione surreale del capolavoro di Erica Jong «Paura di volare». Il sindaco ha dimostrato che su hub, scali e aeroporti non sa un tubo. E di nuovo, pazienza. Il problema è che ha straparlato anche su questa materia, attirandosi subito le bacchettate del giornale della Confindustria. Come al solito con l’aria di annunciare concetti folgoranti, ha fatto il pacifista dei cieli: «Non c’è nessuna guerra tra Milano e Roma» ha dichiarato con serafica solennità, «l'Italia può reggere due hub». «L’Italia forse, l’Alitalia certamente no», l’ha stroncato Il Sole-24 ore.
L’Alitalia nelle attuali condizioni non può certo mantenere due scali base. Per capirci qualcosa, hub significa letteralmente mozzo (della ruota) e indica lo scalo-snodo che fa anche da base di armamento della compagnia di bandiera. British Airways ha Londra, l’Air France Parigi e così via. Solo la follia italiana ha fatto sì che Alitalia, già in cattive acque, puntasse sul nuovo aeroporto milanese. Salvo, di fronte alla crociata capeggiata in particolare da Rutelli, tenersi anche Fiumicino. Detto questo Malpensa fa schifo: lontano dalla città, la fettuccia autostradale che lo serve, visto che vi insiste sopra anche la nuova Fiera, a ogni evento si trasforma in una trappola mortale. A confronto il Leonardo da Vinci è di una funzionalità svizzera.
Veltroni potrebbe lasciare Malpensa al suo destino. Ma non può permetterselo come futuro leader del Pd: il centrosinistra è già in via di estinzione al Nord, se gli toglie anche Malpensa addio. Oppure una volta tanto ci si potrebbe ricordare dell’interesse generale del Paese. Fiumicino sia l’hub di Alitalia. Malpensa potrebbe diventare (anche) quello dei voli a basso prezzo. Ryanair ha offerto un miliardo di euro. Formigoni, il governatore della Lombardia, ha rivolto un appello a sindaci e regioni. Veltroni potrebbe dare prova di saper andare oltre gli steccati politici. Solo che dovrebbe battere i pugni sul tavolo di Prodi in modo che il governo convinca Alitalia (della quale è proprietario al 49 per cento) a cedere gli slot (le «finestre» temporali per l’atterraggio e il decollo degli aerei) che detiene all’aeroporto milanese, i più appetibili, e che non vuole mollare. Ma figuriamoci se Walter si scontra con qualcuno. Insomma, Veltroni potrebbe fare un sacco di cose. Tranne che continuare nella sua attività preferita: produrre ovvietà a ciclo continuo.pierangelo.maurizio@alice.it