Su Bertolaso troppi sospetti e poche prove

Massimo Malpica

Lasciamo ad altri le suggestioni, le frasi a effetto, i virgolettati pruriginosi. Non inseguiamo i sospetti sulla tempistica della Procura di Firenze che ha dato fuoco alle polveri in straordinaria coincidenza con l’approvazione del decreto-legge che istituisce la Protezione civile Spa (di cui nei giorni scorsi si sono occupati intensamente i media del gruppo De Benedetti). Stiamo ai fatti: Guido Bertolaso è indagato per concorso in corruzione dalla Procura di Firenze. Ci sono le prove della sua colpevolezza? A nostro avviso no, e quanto agli indizi non sono certo così schiaccianti da giustificare un linciaggio mediatico di questa portata. Gli elementi a carico del sottosegretario non sono così evidenti come invece sostiene il gip. Perché i riscontri scarseggiano, le accuse sono declinate al condizionale, le parole degli indagati fra virgolette sembrano insufficienti a inchiodare San Guido a responsabilità gravi e ignominiose. Tanti indizi, anche gravi. Ma se sono solo quelli raccolti nell’ordinanza, manca la pistola fumante.
Scrive il gip: «È alquanto inquietante che sussistano rapporti di collusione, che definire sospetti è un mero eufemismo retorico, tra l’introdottissimo e giovane imprenditore Diego Anemone e il potente sottosegretario e capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, coinvolto nella gestione politica dei Grandi eventi».
Avere rapporti anche intensi con un imprenditore interessato ai Grandi eventi gestiti dalla Protezione civile, può definirsi «inquietante» quando c’è la prova provata di una corruzione consumata. E in questo caso, la prova non c’è. Si può concordare o meno sull’«opportunità» di Bertolaso di intrattenere tali rapporti, anche frequenti, o su quell’accenno al cognato impiegato nei cantieri del G8 alla Maddalena. Ma da qui a ipotizzare che il sottosegretario sia un corrotto ce ne passa.
Il gip: «È emerso che Bertolaso intrattiene rapporti diretti con l’imprenditore Diego Anemone con il quale si incontra spesso di persona e in previsione dei quali Anemone si attiva alla ricerca di denaro contante, tanto che gli investigatori ritengono che abbia una certa fondatezza supporre che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna di denaro a Bertolaso».
Il riscontro a questo possibile passaggio di denaro fra Anemone e Bertolaso, alla base dell’impianto accusatorio sul capo della Protezione civile, non c’è nelle 126 pagine dell’ordinanza. Tanto che il gip pesa con estrema attenzione le parole: gli investigatori non sono certi, bensì «ritengono», che l’ipotesi delle mazzette si possa «supporre» con una «certa fondatezza». Ma l’affermazione è comunque imprudente: la fondatezza deve fondare su elementi concreti. Che qui non sembrano esserci. Se l’imprenditore «si attiva alla ricerca di denaro contante», infatti, non è provato che lo faccia per riempire le tasche di Guido. Si resta nel campo delle ipotesi e delle supposizioni. Si dice che «tutto lascia pensare», e non che «tutto è».
Il gip: «Nella conversazione numero 4359 del 23.9.2009 intercorsa con Alida Lucci, Anemone sembra fare riferimento alla necessità di reperire ulteriori 50mila euro. Si badi che la conversazione 4359 si registra due minuti dopo quella del 23.9.2008 con la quale Bertolaso e Anemone fissano di incontrarsi nuovamente la sera di quel giorno».
In nessuna intercettazione riportata o citata nell’ordinanza si fa, però, riferimento a soldi da prendere e girare a Bertolaso. E se da nessuna parte si trova la bava delle tangenti, dai primi riscontri bancari nulla converge a sostegno di questa tesi. Non solo: stando all’asettica lettura dell’ordinanza non vi è nemmeno una verifica positiva (per l’accusa) in merito all’effettivo incontro fra i due avvenuto quella sera. I carabinieri del Ros, nei loro servizi di pedinamento, non lo annotano nelle informative. Per il gip quel faccia a faccia «sembra confermato dal tenore di altre conversazioni» successive con altri, intercettate sul telefono di Anemone.
Gip: «Il Bertolaso in molteplici occasioni (...) ha usufruito di prestazioni presso il centro benessere Salaria Sport Village gestito da Rossetti Simone sotto le direttive di Anemone Diego (...). Il tenore dei dialoghi intercettati induce a ritenere che il Bertolaso abbia usufruito di prestazioni di natura sessuale nel centro, e che comunque, il Rossetti abbia ingaggiato una donna che si è intrattenuta con Bertolaso presso il Salaria Village».
È il fronte del sesso quello che più fa infuriare Mister Emergenza, e anche qui i termini del gip son tutt’altro che affermativi. Ma nell’ordinanza c’è molta carne al fuoco.
Gip: «Quanto alla frequentazione di Bertolaso del Centro vi è una serie di conversazione da cui si comprende che Rossetti, su disposizione dell’Anemone, sta organizzando qualcosa di speciale (una “cosa megagalattica”) per il Bertolaso»
Bertolaso non ci va. Lo steso gip scrive che «declina l’invito perché già impegnato». Ma introduce stavolta con assoluta certezza un appuntamento tra una donna brasiliana di nome Monica e Bertolaso sempre al Salaria Sport Village e per iniziativa della coppia Rossetti-Anemone. È una escort alla D’Addario? Il gip è un po’ meno assoluto e la definisce «con ogni verosimiglianza» una prostituta. Verosimile e vero non sono sinonimi. Di certo, questo è innegabile, Bertolaso frequenta più volte il centro benessere. Suona quasi ironico il linguaggio del gip quando spiega che il sottosegretario frequenta «spesso e volentieri Anemone e le sue strutture per così dire di “relax”».
Il gip annota come il 21.11.2008 Bertolaso chieda un appuntamento al centro massaggi chiamando Rossetti. B: «Io sono atterrato in questo istante dagli Stati Uniti... se oggi pomeriggio, se Francesca potesse, io verrei volentieri (incompr.)... una ripassata».
Il termine «ripassata», certamente suggestivo, è stato letto come «le darei una ripassata», quasi un sinonimo di sesso sfrenato. Da notare che per il gip un’altra conversazione «sembra indicare l’offerta di un ulteriore incontro a sfondo sessuale», che per stessa ammissione del giudice, poi non avrebbe avuto seguito. Perché riportarla allora? E ancora. Secondo Bertolaso questa Francesca non è una escort ma una fisioterapista a cui si sarebbe rivolto 12 volte in un anno «per quanto è dato conoscere dalle conversazioni intercettate», scrive il gip, per liberarsi i muscoli contratti dallo stress. Una visita al mese in un centro in cui lui stesso si preoccupa di pagare la retta chiedendo al «sodale» Anemone: «Fammi trovare la pratica per pagare l’abbonamento di quest’anno, capito?». Quesito hard per il gip: s’è mai visto uno che a va a mignotte con la tessera?