Su "Facebook" vince Obama ma McCain è in testa nei sondaggi

Una sfida combattuta a colpi mouse. Nei social network trionfa Obama, ma le ultime rilevazioni danno in vantaggio il candidato del Partito Repubblicano del 2,7 per cento

Milano - La corsa alla Casa Bianca si combatte anche a colpi di mouse. E Barack Obama lo sa bene. Dopo aver spopolato su Youtube con il video di una sua succinta supporter e con la hit "Yes we can", la clip che ha raccolto emuli anche oltreoceano, parte l'offensiva di Obama nei Social Network. Le reti globali che trasformano internet in una gigantesca community in cui tutti si conoscono, tutti parlano e tutti si sbirciano. Il posto ideale dove fare un marketing politico virale ed efficace e raccogliere consensi nella generazione Y.

Su Facebook Obama è in testa Con 100 milioni di utenti, Facebook non è solo la rete sociale più grande del mondo, è anche uno dei bacini elettorali più appetibili. E il popolo del web sembra aver già scelto il proprio candidato per lo studio ovale. Dal verdetto degli internauti esce incoronato, senza ombra di dubbio, Obama che forte di un milione e settecentomila sostenitori polverizza il rivale repubblicano, inchiodato a non più di quattrocentomila "amici" su Facebook.

Candidato ubiquo, dai cattolici ai gay Il candidato del partito dell'asinello ha puntato molte energie sui nuovi mezzi di comunicazione. Nel suo sito ufficiale, spicca una finestra il cui messaggio è chiarissimo "Obama Everywhere", Obama ovunque. E le nuove tecnologie servono proprio a essere contemporaneamente, in posti differenti, senza esserci. Così l'avatar di Obama, ubiquo più che mai, appare e ricompare in tutte le agorà della rete. Fa proseliti su Facebook, incanta i giovani su My space e squaderna le foto della sua "corsa" su Flickr, come se non fosse il favorito per la poltrona più importante del mondo, ma un normale internauta. E poi, va oltre. Pagine registrate a suo nome (e linkate sul suo sito ufficiale) compaiono nel social network Faithbase, rete dedicata ai giovani cattolici e Balckplanet dedicato alla popolazione afroamericana. E poi, per non farsi mancare niente, sbarca anche su Glee (community dedicata a "gay lesbiche e qualsiasi altra cosa") e Migente e Mybatanga, piattaforme dedicate alle popolazioni ispaniche.

Un sito per smontare le accuse contro Obama La mobilitazione della rete nei confronti di Obama è stata grandissima. Video amatoriali, gallerie fotografiche, animazioni e ovviamente diari on line. Fra i tanti fenomeni di supporto, uno dei più singolari è un sito statunitense che si occupa, volontariamente, di smentire giorno per giorno le menzogne messe in circolo sul candidato democratico.

Blogger italiani Il riverbero della sfida a stelle e strisce approda anche in Italia, dove i blogger dello Stivale scrivono e commentano le gesta dei due sfidanti. A sostegno dell'Elefantino repubblicano scende il blog Italian bloggers for McCain, contornato dai cespugli dedicati a Ron Paul, candidato bocciato alle primarie, ma adorato dalla rete. Anche in Italia, il candidato democratico piace molto agli internauti, che gli hanno dedicato un canale sulla piattaforma del Cannocchiale e qui e là nella rete, sbocciano siti dai titoli espliciti come Sognoobama, alcuni totalmente amatoriali, altri appoggiati a gruppi del Pd. Una sfida globale che rimbalza da uno schermo all'altro.

Ma i sondaggi danno McCain in vantaggio
Una convention però richiama ancora più attenzione di una community. Fuori dal recinto invisibile della rete, infatti, i sondaggi danno in rimonta il candidato repubblicano, alcuni addirittura in vantaggio su Obama. A calcolare la media è il sito di analisi politica Real Clear Politics. Il vantaggio di McCain è condizionato anche da una rilevazione di Gallup-UsaToday che nel fine settimana ha tributato un vantaggio di dieci punti al candidato dell'elefantino (54-44%) tra i "likely voters", cioè non tutti gli aventi diritto, ma gli elettori che, secondo le stime, sono quelli che effettivamente si presenteranno ai seggi il 4 novembre. Tutti gli altri sondaggi danno McCain in una situazione di parità o in vantaggio quando, prima della convention, doveva inseguire il rivale democratico.