Su internet cliccano la morte: si impiccano sette ragazzi inglesi

Tutti tra i 17 e i 20 anni. Si sono tolti la vita tra gennaio e dicembre dopo avere stretto un patto virtuale: volevano che si parlasse di loro in rete

Londra - La morte? È romantica. Eppoi, cento volte meglio essere ricordati online da morti, piuttosto che continuare a vivere una vita da poco, in una sconosciuta cittadina del Galles. Chissà se pensavano questo, i sette adolescenti britannici di Bridgend che nel giro di un anno, uno dopo l’altro, con insensata lucidità si sono tolti la vita. Vivevano nello stesso paese, alcuni nemmeno si conoscevano direttamente, frequentavano però lo stesso sito sociale e ora la polizia inglese teme che proprio questa frequentazione comune sia la chiave per arrivare a capire le motivazioni di questa inspiegabile serie di suicidi. I loro volti senza rughe erano ieri sulla prima pagina del quotidiano Daily Mail che ha dato la notizia dell’avvio di un’inchiesta formale da parte degli investigatori impegnati a seguire la pista del sito web con il culto del suicidio. Ragazzini qualunque, poco più di bambini, ex compagni di scuola, che un giorno hanno deciso di voltare le spalle al proprio futuro. Sono stati ritrovati impiccati a un albero, senza vita in alcuni magazzini abbandonati. Si sono lasciati andare soli come cani, ma forse sicuri di essere ricordati per sempre.
Le indagini collegate al sito sociale sono scattate nei giorni scorsi dopo l’ennesima tragedia. Natasha Randall, di 17 anni, ha deciso di farla finita lo scorso giovedì, nello stesso modo degli altri sue giovani predecessori. L’hanno trovata senza vita, nella sua cameretta. Due giorni dopo altre due adolescenti che la conoscevano hanno tentato – fortunatamente senza riuscirci – di emularla. Gli agenti che subito avevano sequestrato il computer della Randall hanno scoperto che alcuni dei giovani suicidi avevano una propria pagina su un sito sociale denominato «Bebo». Ognuno di loro aveva scelto un soprannome – Natasha si faceva chiamare sxiwildchild - e con drammatica puntualità, dopo ogni morte, gli amici avevano realizzato delle pagine della memoria in cui si possono lasciare dei messaggi per ricordare l’amico scomparso. Macabro dettaglio, è possibile persino acquistare dei mattoni virtuali per costruire un «memoriale» online nel sito.

Gli inquirenti non hanno ancora accertato la vera causa delle morti e l’ipotesi di un legame tra i sette suicidi resta tale, ma certo il fatto che una parte di loro frequentasse la stessa chat e il numero impressionante di suicidi di giovanissimi avvenuti nella stessa città, turba un po’ tutti.

Il primo suicidio era avvenuto nel gennaio del 2007. Dale Crole, 18 anni, si era ammazzato in un deposito abbandonato. Il mese successivo era stata la volta di un suo compagno di scuola, David Dilling. A due giorni dal suo funerale, Thomas Davies, un altro suo ex compagno, era stato trovato appeso a un albero. Qualche mese dopo anche un amico di Davies, Zachary Barnes, suo coetaneo, si è ucciso con il tipo di corda che usano di solito le mamme per appendere i panni ad asciugare. Liam Clarke, sempre di vent’anni, si è suicidato subito dopo Natale, in un parco. Conosceva Dale Crole e andava a scuola con Davies. Infine questo mese le ultime due vittime. Gareth Morgan appena più grande degli altri e giovedì scorso Natasha, la più giovane. Sia lei sia Gareth conoscevano Liam e la ragazzina che praticamente viveva gran parte della sua vita extrascolastica davanti al computer aveva lasciato un messaggio sul sito proprio per lui. «Rip Calrky boy! – scriveva – ci mancherai. Ricorderemo sempre i bei momenti. Con amore». Lui aveva abbandonato la vita, ma era il prezzo da pagare per diventare famoso. Per non essere dimenticato. Natasha, la «bimba selvaggia» come si faceva chiamare, di cui il Mail ha riportato le fotografie mentre ancora viva sorride impertinente e bellissima all’obiettivo, non ha aspettato molto a raggiungerlo, sacrificando, forse, la sua vita in cambio di un’immortalità virtuale.