Su Internet a ruba le foto dei 20 anni

Gian Piero Scevola

da Milano

Un pezzo pesante e importante della storia del Milan si è dato appuntamento ieri a Milano. L’occasione era quella di festeggiare l’addio al calcio di Demetrio Albertini, ma vedere allo stesso tavolo monumenti del football come Johan Cruyff, Fabio Capello, Frank Rijkaard e Carlo Ancelotti provocava una certa emozione. Tutti e quattro accomunati da un unico comune denominatore: il Milan nel proprio destino, a favore o contro, e il Barcellona come rovescio della medaglia. A completare la bella compagnia mancava solo Arrigo Sacchi ma, si sa, l’uomo di Fusignano, che ha lanciato in orbita il primo Milan dell’era Berlusconi, non gradisce le affollate rimpatriate.
Bastano e avanzano comunque questi «magnifici 4» che hanno profondi legami col Milan, anche Cruyff, che vestì per soli 45 minuti il rossonero in occasione di un lontano Mundialito (contro il Feyenoord), ma che dal Milan di Rocco e da quello di Capello subì due batoste in finali di coppa Campioni: 4-1 a Madrid come giocatore e 4-0 come tecnico ad Atene. Ma vedere fianco a fianco Ancelotti e Rijkaard non poteva che far pensare alla possibilità di un Milan-Barcellona in semifinale di Champions: i due si sono guardati e, all’unisono, nemmeno si fossero messi d’accordo, hanno prontamente replicato: «Ci penseremo al momento giusto». E Ancelotti (che nel pomeriggio aveva visto la primavera rossonera perdere 1-0 con l’Inter nell’andata della finale di coppa Italia) ha poi continuato: «Noi abbiamo il Lione, un ostacolo difficile, una squadra che sa giocare, ha qualità e non è da prendere sottogamba». Va bene il Barça, va bene il Lione, ma dopo che i giornali spagnoli As e Marca hanno aperto con le foto di Ancelotti e di Capello come futuri possibili allenatori del Real Madrid, i due non potevano sottrarsi alle domande più insidiose. Il tecnico bianconero ribadisce infatti la volontà di restare in Italia, almeno per il momento: «Nella Juve sto molto bene, sono sotto contratto ancora per un anno e vedremo cosa fare quando scadrà, ma a Madrid possono aspettare. Peraltro, ho già ribadito da un pezzo che allenerò ancora per tre anni». Chiusura totale anche da parte di Ancelotti: «È impossibile che vada al Real, la mia situazione è chiara: ho un contratto col Milan e intendo rispettarlo. Se accostano il tuo nome a un grande club come il Real Madrid, fa sempre piacere. Però anche il Milan è una grande società, sono molto legato al Milan e spero di restarci per tanti altri anni. Comunque, se associano me e Fabio al Real, è solo il segnale che gli allenatori italiani di oggi sono ancora in voga». «Per me il problema non esiste», sdrammatizza Cruyff, «perché neppure io potrei mai andare al Real». «Come io non andrò al Milan», s’intromette Rijkaard: e qui il siparietto è completo e non si riesce a capire chi sia il più Pinocchio dei quattro. Ma s’inalbera Capello quando gli si prospetta il suo amore per la difesa, mentre invece a Madrid prediligono il gioco spettacolare: «Ma se ho vinto la Liga con un attacco formato da Suker, Mijatovic, Raul, Seedorf, Victor, con Roberto Carlos sulla sinistra e Redondo in mezzo...».
A proposito di spettacolo, l’uomo delle meraviglie è Ronaldinho che a Milano ha centellinato le sue parole, ma qualcosa si è lasciato scappare: «Apprezzo tanto Kakà e mi piacerebbe giocare in una squadra di club con lui. È sulla strada buona per farmi concorrenza per il Pallone d’oro. Anche Adriano è un grande attaccante, nella Seleçao segna sempre. Quanto a Ronaldo, non ho seguito le sue ultime peripezie, ma forse in Spagna ha fatto il suo tempo. Lui vuole l’Inter? Bisogna vedere se anche l’Inter lo rivorrebbe indietro. Il mio futuro? Per me il calcio è sorriso e divertimento, sto bene a Barcellona e voglio ancora vincere tanto, a cominciare dalla prossima Champions».