"Su internet troppe insidie, la famiglia deve vigilare"

Dietro al fenomeno il crimine organizzato

«Ci sono più di mille social network che parlano di droga e il 75% di questi ne parla in modo positivo». Da anni Don Chino Pezzoli, fondatore della comunità Promozione e solidarietà umana si occupa dei giovani e dei problemi legati alla tossicodipendenza. Per questo non si stupisce della presenza di un sito come «Silk road».

Ormai internet è diventato il canale privilegiato per la circolazione della droga...
«È una realtà che denunciamo da anni. Ormai la droga viaggia in rete e la figura dello spacciatore non c’è più, così come quella della piazza tradizionale».

Riesce a individuare una causa?
«Il linguaggio virtuale va a colpire il singolo adolescente predisposto a recepire il messaggio e le informazioni viaggiano a una velocità vertiginosa».

La famiglia ha delle responsabilità?
«Di sicuro non può lasciare il figlio da solo in un mondo virtuale. Ci deve essere la criticità e l’adulto deve essere a conoscenza dei messaggi che arrivano su internet e accompagnare il figlio nella navigazione».

Ma spesso lo stesso adulto non conosce il linguaggio e il mezzo utilizzati dal figlio...
«Per questo bisogna svegliare anche gli adulti che non si pongono più il pericolo che l’uso della droga comporta. I nostri ragazzi sui vari tipi di sostanze stupefacenti sanno più cose perfino degli stessi esperti delle comunità scientifiche. E poi non mi stupirei se dietro siti come “Silk Road” ci fosse la mano della criminalità organizzata...»

Cosa fate nelle vostre comunità per aiutare i giovani?
«Cerchiamo di rimetterli nella realtà, di colmare il loro vuoto affettivo e relazionale e puntiamo al recupero dei sentimenti, che sono diversi dalle emozioni. Perché poi sa che succede?»

Cosa?
«Questo mondo virtuale destruttura la psiche, i ragazzi vivono uno sdoppiamento tra mente e corpo, e il rischio di schizofrenia è dietro l’angolo».

Che messaggio lanciate ai giovani?
«Di non cedere alla tentazione di provare. La vita è un legame con qualcuno, non con qualcosa. E non c’è bisogno di avere qualcosa per sentirsi qualcuno».