«Su Kabul si decide nel 2011». Bufera sul governo

da Roma

Appuntamento al 2011. Solo allora, dice Arturo Parisi, «ci sarà una verifica importante per la missione in Afghanistan». Solo per quella data, insiste il ministro della Difesa, «si può pensare a una ridefinizione della nostra presenza in termini di sostegno alla ricostruzione e allo sviluppo economico e sociale». Solo tra quattro anni, spiega, i soldati italiani lasceranno Kabul, perchè «l’uscita dal Paese» dovrà infatti «coincidere con la capacità del nuovo Stato afghano di assumere in prima persona le responsabilità della sicurezza e della costruzione compiuta delle istituzioni».
Dunque nessun ritiro immediato, sostiene Parisi da Siviglia, dove è in corso una riunione dei ministri della Nato. E anche per la riconversione civile della spedizione bisognerà aspettare che la situazione sul campo si stabilizzi. Parole chiare, che però, in vista del rifinanziamento della missione, che provocano l’immediata protesta della sinistra radicale. Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, è durissimo: «Sono affermazioni sorprendenti quanto inaccettabili. Il ministro Parisi ha forse deciso di far cadere il governo? È così che intende convincere i contrari e i dubbiosi? Mi cadono le braccia, è incredibile come si tenti di farsi male da soli».
Acque agitate anche a Rifondazione. Da qualche tempo i vertici del partito, in previsione del voto al Senato, stanno facendo di tutto per cercare di recuperare i pacifisti irriducibili. Ora le parole di Parisi rischiano di mandare all’aria settimane di intenso lavorio diplomatico. «Non si vede come faccia a fissare fin da ora il termine del 2001 per la presenza in Afghanistan - commenta Giovanni Russo Spena, capogruppo Prc al Senato -. Noi non chiediamo scadenze precise, ma ci attendiamo un atteggiamento altrettanto responsabile dagli alleati». Per Salvatore Cannavò «ora c’è una ragione in più per opporsi alla proroga». Per Claudio Grassi «il governo è lanciato verso il suicidio». «Sorpreso» pure il capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli: «Pensiamo che la data debba venire fuori dalla conferenza internazionale. E pensiamo che la pace debba arrivare prima del 2011». E Marco Rizzo, Pdci, parla di «dichiarazioni sotto dettatura americana».
Il centrodestra mette il dito nelle ferite dell’Unione. «A distanza di 72 ore dal vertice di Santi Apostoli - dice Renato Schifani, presidente dei senatori Fi - scopriamo che l’accordo sulla politica estera era finto. L’Italia sta diventando inaffidabile». «Un’altra bufera nel centrosinistra - aggiunge Altero Matteoli, capogruppo An a Palazzo Madama -. Come pensano di andare avanti così per cinque anni?». E il capogruppo leghista al Senato Roberto Calderoli prevede «spettacoli pirotecnici».
Parisi invece si stupisce di tanto clamore. «Non ho detto nulla di nuovo, mi sono limitato a ricordare il percorso tracciato dalla conferenza di Londra del 2006. Non capisco il problema».