«Su Kabul voteremo la fiducia a Prodi Ma la legge elettorale ci interessa di più»

Il leader del Carroccio avverte: «Pronti a correre da soli senza l’accordo con la Cdl sul referendum. Ma Berlusconi mi ha dato la sua parola e io mi fido»

nostro inviato a Torino

Pizzeria Flegrea di corso Massimo D’Azeglio, ore sette e trenta di sera. Umberto Bossi e Roberto Cota hanno appena lasciato il convegno sui dieci anni del quotidiano La Padania e salgono per la scalinata che porta alla sala riservata del secondo piano con largo anticipo sull’orario previsto per la cena. Al punto che la tavolata che di lì a poco ospiterà il Senatùr e i vertici del Carroccio piemontese è ancora deserta. Così, mentre i camerieri si affrettano a sistemare le ultime cose, Bossi e il segretario della Lega Piemonte chiacchierano e fan battute davanti a un bicchiere di Coca-Cola.
Allora la Lega voterà il rifinanziamento della missione in Afghanistan?
«Ormai cosa possiamo fare, lì c’è il nostro esercito, mica possiamo lasciarlo allo sbando. Anzi, dobbiamo assolutamente sostenerlo, siamo obbligati».
E se il governo dovesse mettere la fiducia?
«Votiamo la fiducia al governo, li aiutiamo».
Ma non c’è il rischio che qualcuno vi accusi di inciucio?
«Questo non mi preoccupa affatto, tanto il governo Prodi durerà ancora a lungo, nonostante tutti i disastri che sta facendo. Hanno superato lo scoglio della Finanziaria, quindi...».
Anche Berlusconi pensa di votare «sì» a un’eventuale fiducia?
«Di questo con lui non ne ho parlato. Per fortuna non siamo ancora schiavi e possiamo decidere da soli».
E delle polemiche sull’allargamento della base americana di Vicenza cosa ne pensa?
«Che Prodi non poteva fare altro che dire sì, visto che c’era già un accordo. Eppoi ci sono tutti gli imprenditori veneti che vogliono continuare a vendere i loro prodotti agli americani».
Ma come mai oggi è addirittura disposto ad andare in soccorso di Prodi?
«Perché alla Lega interessa molto di più la legge elettorale della sopravvivenza di questo governo».
Quindi pur di ottenere la riforma elettorale che volete, dunque, siete disposti a aiutare Prodi?
«Sì».
Qual è il sistema elettorale che la convince di più?
«Il modello tedesco, è riuscito a dare autonomia alle Regioni e alle realtà locali».
Berlusconi le ha dato rassicurazioni sul fatto che non andrà avanti sulla strada del referendum?
«Sì, me l’ha assicurato».
E lei si fida?
«Assolutamente, anche se su una questione tanto delicata vogliamo trattare noi direttamente e non mandare avanti gli altri».
Se sulla riforma elettorale la Lega non trovasse un punto d’incontro con Forza Italia e An è possibile che decidiate di correre da soli?
«Certo, tutto può essere. Ma alla fine un accordo si troverà, anche perché il favore di farci correre da soli non ce lo fanno. Vinceremo ovunque».
Crede in un accordo con il centrosinistra?
«Sono loro che devono presentarci una proposta, staremo a vedere. Della questione si sta occupando Maroni».
E sul federalismo fiscale? Cosa ne pensa delle proposte della maggioranza?
«Potrebbero esserci buone cose, aspettiamo di vedere cosa ne viene fuori. Stesso discorso per il disegno di legge che istituisce le città metropolitane».
Le liberalizzazioni annunciate dal governo la convincono?
«In teoria sono buone perché abbassano i costi. Ma non vorrei che fossero fatte per i loro amici...».
È convinto che il governo durerà a lungo, ma se si cambia la legge elettorale poi non si deve tornare alle urne?
«Se la si modifica in Parlamento no. Certo, dovesse passare il referendum il discorso cambia perché ci troveremmo davanti a un governo delegittimato. Allora sì che si dovrebbe rivotare».
Lei non esclude la corsa in solitaria alle amministrative, la Federazione si allontana?
«Venerdì Tremonti è venuto a Gemonio con un documento, ma ancora non l’ho letto. Ora è inutile mettersi a giocare a fare la Federazione. Una volta fatta la legge elettorale sapremo quale spazio viene fuori per i partiti. Solo allora si potrà discutere».
Fra poco ci sarà il congresso federale. Lei ha già detto che si ricandiderà segretario...
«Io me ne andrò dalla politica solo quando il Nord sarà libero, non prima. Questo è un momento delicato perché lombardi, veneti e piemontesi sentono forte la necessità di avere il federalismo. Se non lo otterranno sapranno far sentire la loro voce, succederanno cose anche gravi, ribellioni e quant’altro. Solo uno Stato poco democratico come quello italiano rifiuta il federalismo. Ma la gente non è più disposta a subire, agogna sempre più la libertà. E quando non c’è la libertà anche i santi diventano diavoli».
Giancarlo Pagliarini ha lasciato la Lega, come l’ha presa?
«La prima volta che trovo qualcuno che lascia la Lega e che lascia anche le cariche ottenute con noi gli do un premio».