Su di lei tanti dubbi e una certezza: soffrirà

Sul caso di Eluana Englaro nutro molte perplessità. Non siamo di fronte a un nuovo caso Welby. Welby era una persona perfettamente consapevole, imprigionata in un corpo che non controllava, che chiedeva la sospensione delle cure. Secondo me doveva essere accontentato, anche se si fosse dovuto arrivare al suicidio assistito. Nella filosofia precristiana il suicidio è un atto di libertà.
Eluana Englaro è in coma vegetativo, ma non cerebralmente morta. In quanto inconsapevole non può decidere liberamente del suo stato. Il fatto che in passato abbia espresso opinioni in merito, non significa che, interpellata oggi, darebbe la stessa risposta. Più si perdono le facoltà intellettive, più ci si avvicina ad uno stato vegetativo, più ci si attacca alla vita.
Il fatto che non sia cosciente non significa che non sia in grado di soffrire. In casi analoghi, di coma vegetativo, rimane la risposta al dolore che si manifesta con accelerazione del battito cardiaco e irrigidimento muscolare. Se le cose stanno così, vale per Eluana il ragionamento dei filosofi impegnati nell’antispecismo. L’interdetto morale a infliggere violenza all’animale, non nasce dalla sua presunta intelligenza o autocoscienza, ma dalla sua capacità di soffrire. L’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione possono creare sofferenza.