Su manovra e conti pubblici l’Unione si sbugiarda da sola

Fabrizio Cicchitto*

Finalmente Padoa-Schioppa ha riconosciuto che sarebbe bastata una Finanziaria di 15 milioni di euro per rispettare i parametri di Maastricht. Il tardivo riconoscimento liquida definitivamente la menzogna propalata dal centrosinistra secondo il quale la Finanziaria di 30 milioni di euro deriva dalla situazione catastrofica lasciata dal governo Berlusconi e fa anche giustizia di una battuta del ministro - già rettificata nel suo ultimo discorso alla Camera - secondo la quale eravamo nella stessa situazione del 1992.
La realtà è che il governo Berlusconi non ha affatto consegnato al governo Prodi una situazione fuori controllo. Nei primi cinque mesi del 2006 c’è stato un gettito di proporzioni straordinarie, intorno ai 20 miliardi di euro, che ha abbassato il rapporto deficit/pil intorno al 3%. Questo andamento del gettito è il frutto della politica economica di Tremonti fondata sull’abbassamento delle aliquote, sullo scudo e sul condono. Se anche oggi non si facesse nulla e ci si affidasse all’andamento inerziale il rapporto deficit/pil sarebbe intorno al 3,8%, e una Finanziaria di 15 miliardi sarebbe sufficiente.
Padoa-Schioppa afferma che gli altri 18 milioni di euro sono «per la crescita». Le cose non stanno così. Infatti ci troviamo davanti ad una Finanziaria per larga parte fondata sull'aumento della pressione fiscale che in questo modo rischia di strangolare la ripresa anche per l’impostazione ideologica imposta, che porta a penalizzare una parte cospicua del ceto produttivo del paese: artigiani, commercianti, professionisti e giovani.
La legge finanziaria colpisce anche le imprese e i lavoratori dipendenti con lo scippo del Tfr e persino i cittadini a basso reddito perché la sottrazione agli enti locali di circa 2,5 miliardi di euro comporta come conseguenza il taglio delle spese sociali, l’aumento dell’addizionale Irpef e dell’imposizione sulla casa, grazie alla revisione degli estimi catastali.
A tutto ciò bisogna aggiungere che il ministro Damiano si accinge a smontare la legge Biagi e a realizzare forti aumenti contributivi con conseguenze assai negative per l’occupazione. Il governo Berlusconi, con un pil sotto l’1%, nei cinque anni ha favorito un aumento di occupazione di 1,5 milioni di persone, con un occupazione a tempo indeterminato all’87%.
Nella realtà la legge finanziaria del governo Prodi prevede un aumento della pressione fiscale di circa 1,5-2 punti fino al 2007, ma anche un aumento di circa 20,6 miliardi di spesa tra cuneo fiscale e interventi a pioggia di cui almeno la metà non sono economicamente produttivi ma funzionali al sistema di potere del centrosinistra. Questo è il nodo essenziale: questa Finanziaria realizza una pressione fiscale così elevata proprio perché non prevede tagli alla spesa pubblica ma anzi la aumenta, con risorse smistate per esigenze di potere e di clientela. Per ciò che riguarda le voci forti della spesa, gli aumenti contrattuali e le assunzioni di precari nel pubblico impiego fanno la parte del leone.
In effetti con la Finanziaria e con altro Prodi porta avanti una sorta di doppia partita: per un verso assesta dei colpi durissimi ad intere aree socio-economiche che fanno riferimento al centrodestra, per altro verso colpisce anche corposi interessi dei ds a partire dagli enti locali. Prodi si muove sulla base di un preciso disegno di destrutturazione sociale e politica sia nei confronti del centrodestra (con Berlusconi e Mediaset nel mirino), sia nei confronti del centrosinistra.
Sul terreno del potere finanziario Prodi è all’attacco contro D’Alema e il centrodestra. Da un lato Prodi ha sventato il tentativo diessino di scalare la Bnl attraverso l’Unipol, dall’altro lato ha tenuto a battesimo l’operazione Banca Intesa-San Paolo, e adesso sta cercando di mettere assieme una catena di controllo che da Banca Intesa arrivi alle Generali, passando anche per Telecom e Rcs. Se a Prodi riuscisse un’operazione di questo tipo, avremmo una situazione insieme paradossale e pericolosa: il personaggio politico più impopolare nel paese, tuttora privo di una propria forza politica, diventerebbe il titolare di una formidabile organizzazione del potere economico.
*vicecoordinatore di Forza Italia