«Su di me tutte balle voglio dire la verità»

È stato nascosto per due settimane, pur restando in contatto con tutti. Fino alla fine ha cercato di discolparsi, tentando persino di «vendere» la sua testimonianza su quanto accaduto nella casa di via della Pergola. La sera prima di essere catturato, Rudy Hermann Guede aveva scritto su Facebook, la community frequentata soprattutto dai giovani: «So che sono un sospettato. La ragione per cui voglio parlare con la polizia è perché la stampa sta dando un’immagine distorta di me». Sembra anche che avesse contattato giornalisti perugini per dare in esclusiva la sua versione di quella tragica notte: «Sono arrivato quando Meredith era già morta e ho tentato solo di toglierle il cuscino che aveva in faccia». Ma su Rudy pesa anche la fama di ragazzo difficile, che tenta di togliersi dai guai con qualche bugia di troppo. «L’ho accolto come un figlio - ha raccontato il padre adottivo Padre Caporali - ma lui era un gran bugiardo. Aveva poca voglia di studiare e ancor meno di lavorare. Quando l'ho capito l'ho allontanato dalla mia casa».