«Su mio padre fu fatto accanimento terapeutico»

«Su mio padre ci fu accanimento terapeutico. Per tre volte è stato rianimato in extremis, non poteva fare nulla senza le macchine, mangiare, parlare, respirare. Si è conquistato la morte faticosamente in un anno di letto. Penso che non avrebbe voluto quell’accanimento». Lo racconta a «Gente», in edicola oggi, Roberta Manfredi, parlando del padre Nino, grande attore scomparso quattro anni fa. «Nel caso degli anziani, sarebbe molto bello far seguire alla vita il corso naturale, facendoli morire a casa, circondati dall’affetto dei propri cari, limitandosi a lenire il dolore. Io non vorrei essere vittima di un accanimento terapeutico a oltranza», spiega la produttrice, che ha realizzato con il marito, il regista Alberto Simone, il film «Il nome del figlio», dedicato alla vicenda di Gianluca Sciortino, che nel ’92 si svegliò dopo 40 giorni di coma.