SU MTV IL TALK SHOW RESTA IN MUTANDE

Tutto è già stato detto, a maggior ragione nei talk show. Però non è stato detto dialogando in mutande, ed è forse per questo motivo che è andata in scena una puntata particolare di Very Victoria (mercoledì su Mtv, ore 21) ultimo talk show sfornato dalla nostra tv. Lo conduce Victoria Cabello, giovane e disinvolta V.J. che avendo come ospite Gianni Morandi, non nuovo a togliersi i pantaloni in diretta tv, lo ha convinto a ripetere l'esperienza e per non farlo sentire in imbarazzo si è tolta i pantaloni pure lei dando luogo all'ultima (per ora) frontiera del talk show: la conversazione in mutande. Che vogliamo fare, prendercela con Victoria e additarla come capro espiatorio dell'inflazione indiscriminata dei talk show (che ormai non si negano a nessuno) e del loro progressivo allontanamento da quella funzione etimologica di «show della parola» per la quale erano nati? No, non ne faremo una questione personale ma di metodo, estendibile a una più generale deriva di questo genere. Il quale era partito, ai tempi di Bontà loro, con due obiettivi: anzitutto far conoscere l'intervistato in tutte le possibili pieghe caratteriali e psicologiche, al di là del suo ruolo pubblico; in secondo luogo restituire senso all'arte della conversazione, che gli italiani frequentano poco e male rispetto all'eleganza dialettica dei francesi e alla capacità di sintesi e rigore concettuale dei popoli anglosassoni. I talk show migliori, per un certo periodo, si sono mossi in questa direzione che era pedagogica senza volerlo, quindi efficace. Agli intervistati si ponevano domande interessanti (lo faceva il Costanzo prima maniera), che sollecitavano nell'ospite un adeguato impegno nel rispondere, in ossequio a una legge semplice ma sempre valida: per avere buone risposte devi fare buone domande. Il declino del talk show, da un punto di vista qualitativo, è iniziato con la ricerca spasmodica del «personaggio» (tanto più appetibile quanto più eccentrico) e con la spettacolarizzazione dei temi in discussione, allontanandosi così dalla centralità della parola in favore dell'aspetto più grossolanamente estetico dello show. Ne è derivato uno sbracamento progressivo, figlio di una sostanziale sfiducia nella funzione della parola e nel valore della conversazione. Di sbracamento in sbracamento si è giunti infine alla conversazione in mutande condotta tra una risata, un ammicco svenevole e un clima da perenne ricreazione. La conversazione in mutande è, con tutta probabilità, l'estremizzazione del luogo comune secondo cui non bisogna mai prendersi troppo sul serio. Troppo no, ma un pochino di più forse non guasterebbe.