Su via Novara monta il «no» di Zona e comitati: «Cittadini inferociti»

Il consiglio di zona è «fortemente contrario» alla soluzione prospettata in questi giorni per la sistemazione del centro islamico di viale Jenner in via Novara. Lo anticipa il presidente, Pietro Accame: «Non diciamo solo che non va bene, diciamo che il sito prescelto non può essere quello». Il presidente di Zona ha parlato con i suoi elettori: «Non sono arrabbiati, ma inferociti. Ho ricevuto telefonate, mail, fax, la gente mi ferma per strada, sono contrarie le associazioni, questa zona ha fin troppi problemi. Noi diciamo “no” e basta». La maggioranza di centrodestra ha presentato una mozione urgente che sarà discussa lunedì prossimo. Un documento che chiede alle autorità (sindaco, prefetto, assessori alla Sicurezza del Comune e della Regione) di «prendere posizione nella maniera più categorica affinché non si dia luogo alla realizzazione della moschea in via Novara-Figino e aree limitrofe». La mozione chiede, «se necessario», «l’istituzione di un referendum tra i residenti della zona». «Figino e aree limitrofe - dicono i consiglieri di Pdl e Udc, ma ci sarebbe anche il consenso della Lista Ferrante - sono già oggetto di estremo disagio per gli abitanti del luogo», e «la situazione del quartiere è ulteriormente aggravata dall’ormai annoso problema della prostituzione lungo le vie Silla e Novara». «La popolazione è ormai esasperata», e «non reggerebbe l’urto di una ulteriore fonte di preoccupazione e allarme sociale causato dalla costruzione di una moschea». Anche i Comitati del quartiere Figino, l’associazione «La Rinascita del Borgo» e «Vivere Quinto» chiedono all’amministrazione comunale «notizie sulla realizzazione di una moschea in fondo alla via Novara». «Il centro islamico o moschea - sostengono i comitati - è una realtà importante che deve essere integrata in una zona più centrale della città, come avviene nelle maggiori città europee. Temiamo che l’eventuale insediamento nella nostra zona venga imposto, in modo unilaterale, come campo nomadi, inceneritore, e centro di accoglienza dei rifugiati», «realtà volutamente realizzate “nella lontana periferia” per poi essere dimenticate dall’amministrazione».