«Su salari e concertazione il governo sta sbagliando»

Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni: «Noi vogliamo avere voce in capitolo sulle scelte economiche, non si può chiedere ai lavoratori di fare sacrifici e guadagnare meno»

Antonio Signorini

nostro inviato a Santa

Margherita Ligure (Ge)

Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, lunedì incontrerà il premier e il ministro dell’Economia sulla manovra. Cosa si aspetta?
«Ci aspettiamo impegni precisi. E ci aspettiamo uno scambio di opinioni, un inizio della concertazione che secondo noi non può essere solo una consultazione».
Sembra di cogliere una polemica con quanto ha sostenuto ieri Tommaso Padoa-Schioppa nella sua prima intervista. E cioè che la concertazione tra governo e parti sociali non può essere il luogo della decisione...
«Ma la concertazione è proprio questo! Decidere tutti insieme da che parte andare e fare in modo che ognuno si prenda le proprie responsabilità. Per la Cisl il governo non può essere l’arbitro che distribuisce oneri e vantaggi. Noi siamo gli unici rappresentanti legittimi di lavoratori dipendenti e dei pensionati».
E quindi volete avere voce in capitolo sulle cose che li riguardano?
«Certo. Padoa-Schioppa deve chiarire meglio quale è la sua posizione rispetto alla concertazione. Spero non pensi veramente che è solo una consultazione, perché in realtà si tratta di una politica di condivisione di responsabilità nella quale ognuno attiva la propria parte e garantisce certi comportamenti. Non è semplicemente capire cosa ha intenzione di fare lui o il governo. Questo noi lo rifiutiamo. Spero che chiarisca e che si sia trattato di un equivoco».
Nell’intervista si fa anche riferimento alla moderazione salariale. È d’accordo con il ministro quando sostiene che bisogna confermarla?
«Non siamo d’accordo. Non è possibile che ripresa equivalga a bassi salari. È invece possibile che ci sia un accordo, per l’appunto concertativo, nel quale noi garantiamo più flessibilità per rendere più vivace l’economia e in cambio otteniamo una redistribuzione della ricchezza. Quindi più salari e non meno».
Tornando all’incontro con il governo sulla manovra, anche lei è contrario alla politica dei due tempi, quella che antepone il rigore alle politiche pro sviluppo?
«Noi non siamo d’accordo perché pensiamo che il tempo debba essere unico. Se pensano di partire dai sacrifici per i lavoratori per poi decidere se è il caso di farli partecipare ai benefici si sbagliano di grosso. Le azioni di risanamento e quelle di rilancio, che comprendono la redistribuzione della ricchezza, devono essere un tutt’uno. Delle politiche di rilancio devono fare parte anche le liberalizzazioni. E mi è dispiaciuto vedere una persona così autorevole, un liberale come Padoa-Schioppa, essere reticente su questo punto. Bisogna fare chiarezza, serve trasparenza sulle liberalizzazioni fatte fino ad ora e poi va aperta una discussione per fare in modo che le prossime portino veramente vantaggi agli utenti. Fino ad oggi è mancata la politica, sono mancate regole chiare per favorire la concorrenza e di conseguenza è stato messo piombo sulle ali del nostro sistema economico che non è cresciuto. È colpa della mancata concorrenza se i costi dei servizi in Italia sono più alti, il 20 per cento in più rispetto alla Germania».
Nella manovra ci sarà, con tutta probabilità, anche il taglio del cuneo fiscale. Il ministro dell’Economia ha detto che i benefici andranno solo ad alcune imprese. Su questo è d’accordo?
«Su questo c’è identità di vedute. La riduzione degli oneri fiscali deve essere selettiva e mirata alla produttività. Però sono anche convinto che i vantaggi debbano andare anche ai lavoratori. E io credo che il taglio per i lavoratori dovrebbe tradursi in maggiori tutele per i lavoratori atipici e in un sostegno alle figure più in difficoltà del mercato del lavoro, come le donne e gli ultracinquantenni. È di questi giorni la notizia che in Francia Villepin ha varato misure per favorire i cinquantenni espulsi dal mercato del lavoro».
Come dovrebbero essere divisi i benefici del taglio del cuneo tra competitività e lavoro?
«Cinquanta e cinquanta. Metà alla competitività e metà ai lavoratori».
I dettagli della manovra non sono ancora noti. Ma sembra sicuro che ci saranno anche misure sul fronte delle entrate. I sindacati sono d’accordo con nuove tasse?
«Se il livello del buco è veramente così alto allora si prendano le loro responsabilità. L’importante è che non si colpiscano i consumi. Tutto, però, rischia di essere demagogico e ideologico se prima non c’è una vera lotta all’evasione fiscale. Quella è la vera questione, le altre proposte possono essere complementari. Nell’intervista al ministro dell’Economia non ho letto nessuna parola sulla lotta all’evasione».