Su il sipario sulle contraddizioni della famiglia

Panici porta in scena il celebre lavoro di Bergman con la coppia Falk-Crippa Tra i debutti anche l’originale «Amleto» di Giuseppe Marini al teatro India

Sono diverse per età, formazione, esperienza, carattere, gusti artistici. Eppure Rossella Falk e Maddalena Crippa - due indiscusse regine della nostra scena - condividono la medesima passione per il teatro «serio» e soprattutto per i testi che sappiano scandagliare alla radice i sentimenti e i rapporti umani.
Destino ha voluto che adesso si trovino faccia a faccia, nei ruoli rispettivamente di madre e figlia, in un lavoro che, per mano di Maurizio Panici, traspone sul palcoscenico un celebre film quale Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman e che, tanto più, fa leva sulla scrittura insinuante, spietata e dolorosa di un cineasta che ha assunto la famiglia a sua privilegiata «zona» d’indagine.
Lo spettacolo debutta all’Eliseo questa sera e non potrebbe che essere accompagnato da una vivace scia di interesse. Non tanto per il confronto con l’omonima pellicola, girata nel ’78 e interpretata da Ingrid Bergman e Liv Ullman (confronto peraltro inutile vista la sostanziale diversità dei due linguaggi impiegati), ma per la potenza espressiva di questo incontro/scontro generazionale e personale (un'affermata pianista rivede la figlia dopo sette anni accettando un invito destinato a tradursi in confessione reciproca, recriminazione, rancore, odio, sfogo nostalgico e disilluso) e, ovviamente, per la prova delle attrici, chiamate qui a due ruoli complessi e in fondo archetipici.
Legata al tema della famiglia - pur se per vie molto diverse - è anche la commedia pirandelliana Pensaci, Giacomino!, grottesca prefigurazione del nucleo familiare allargato oggi tanto di moda che ci viene proposta al Valle, sempre da questa sera, nell’allestimento diretto a quattro mani da Stefano Randisi (anche interprete nei panni di Padre Landolina) ed Enzo Vetrano (impegnato invece nei panni del professor Agostino Toti, deciso a sposare la giovane figlia di una bidella incinta di un suo ex-alunno).
La modernità del testo, espressione emblematica del grottesco pirandelliano sorretta da una forte carica polemica nei confronti del perbenismo borghese e dell’ipocrisia sociale, si coniuga a una visione scenica chiara, comunicativa, semplice e, proprio per questo, quanto mai efficace.
Rivisitare i classici secondo una modalità personale e personalizzante è poi da sempre la cifra stilistica di Giuseppe Marini, regista che in passato ci ha regalato pregevoli lavori (citiamo almeno Sogno di una notte di mezza estate e Le serve), alle prese adesso con Amleto di Shakespeare e alle prese soprattutto con un caleidoscopio di «umori» amletici e di registri espressivi diversi (nella tavolozza delle sfumature che vanno dal tragico al comico) che ben si prestano a mostrare la materia raffinatamente metaforica di cui si nutre una delle più alte tragedie di tutti i tempi (al teatro India da oggi). Assolutamente intrigante si preannuncia, ancora, l’ultima creazione del gruppo ravennate Fanny e Alexander: K.313 di Chiara Lagani (per la regia di Luigi De Angelis). Lavoro che, vivificato dalla geniale scrittura di Tommaso Landolfi (Breve canzoniere), indaga le «afasie» dell’amore e il senso (il senso?) delle passioni quando le parole non riescono più a sorreggerle (in cartellone al Vascello anch’esso da questa sera).
Ci sentiamo infine quanto mai incuriositi dalla pièce Troia’s dicount di Stefano Ricci e Gianni Forte, sceneggiatori di fortunate serie tv come I Cesaroni e Hot ma anche accreditati drammaturghi. Si tratta di una rivisitazione in chiave pasoliniana e contemporanea di un episodio dell’Eneide che ci mostra Eurialo e Niso divenuti due teppisti di borgata che assaltano un centro commerciale («non luogo» di consumo e di abuso) in piena notte. A firmare la regia di questa «autopsia dell’oggi», in programma al Piccolo Eliseo Patroni Griffi da oggi al 20, è lo stesso Ricci.