«Su Tangentopoli e la fine della Dc Cesa si schiera coi suoi inquisitori»

da Roma

Gianfranco Rotondi, segretario nazionale della Democrazia cristiana, è d’accordo con l’ex leader dell’Udc Marco Follini che ha detto che al centrodestra servirebbe un altro leader?
«Con Silvio Berlusconi il centrodestra ha possibilità di vincere ed è giusto che dopo cinque anni di buon governo si misuri con il voto. Senza contare poi che non si cambia un leader in corsa».
Lei ha dato ragione a Silvio Berlusconi anche quando, domenica scorsa, ha parlato della vecchia Democrazia cristiana in termini non proprio favorevoli...
«Una presa di posizione inaspettata solo per chi non ha seguito le parole di Berlusconi. Il premier non ha affatto attaccato la Dc. Nel suo cimento politico ha ricordato tra le sue benemerenze di avere attaccato manifesti democristiani per la campagna elettorale del ’48, di aver scoperto un busto di don Sturzo e ha anche detto di ispirarsi a De Gasperi. Berlusconi è stato un elettore della Dc ed è a suo modo un continuatore della tradizione democristiana».
Quindi, quando il premier ha detto che la Dc è stata salvata dalle Partecipazioni statali di Romano Prodi e dall’amnistia del 1989, mentre gli altri partiti moderati sono stati tutti colpiti da Tangentopoli, a chi si riferiva?
«Naturalmente si riferiva a certi signori a cui non va né la solidarietà di Berlusconi né la mia né quella di qualunque persona per bene. Tanto più che le depravazioni politico-finanziarie sono avvenute nel periodo bonificato dall’amnistia dell’89. A fare le spese di Tangentopoli sono stati i dirigenti anticomunisti della Democrazia cristiana da Arnaldo Forlani a Lorenzo Cesa».
Allora perché il segretario dell’Udc Cesa ha criticato Berlusconi?
«È la sindrome di Stoccolma: tutti gli inquisiti alla fine si schierano con gli inquisitori. Io non ho avuto ancora il privilegio di essere inquisito e perciò conservo una certa libertà di giudizio».
Queste potrebbero sembrare parole dettate dalla necessità di fare concorrenza ai cugini centristi. Sta facendo una polemica elettorale con l’Udc di Cesa e Pier Ferdinando Casini?
«Sono amico di Cesa, lo stimo molto e non capisco questa sua polemica con Berlusconi su una vicenda su cui il premier ha totalmente ragione».
Lei pensa ci sia spazio per i democristiani nella Casa delle libertà oppure prevale l’anima laico-liberale di Forza Italia?
«La Democrazia cristiana è un partito laico. Questo valeva per la Dc antica e vale oggi per la Dc che io ho riproposto. Su questo non c’è nessun dubbio. La deriva clericale comincia con l’Udc e finisce con essa. Il mio partito esprime le ansie di rinnovamento del laicato cattolico distinto e distante da gerarchie che hanno un’altra funzione».
Berlusconi ha anche ricordato la figura di Craxi, riconoscendogli il merito di aver tentato di scardinare l’asse Dc-Pci. È d’accordo anche su questo?
«Su questo io la penso come Aldo Moro. Dc e comunisti sono le due grandi forze popolari della storia di questo Paese. Non è un caso se ancora oggi i migliori partiti sul mercato sono la mia Dc e il Partito della rifondazione comunista».