Su tasse e sviluppo non esiste una terza via

Se si passa di botto dalla quinta alla retromarcia il motore si rompe. Partendo da questa banale considerazione si capisce quanto sia poco credibile l'operazione di facciata che Veltroni sta tentando di attuare per rassicurare l'elettorato, giustamente timoroso di incappare di nuovo in una politica economica simil-Prodi. Anche a un osservatore superficiale appare chiaro che qualcosa non quadra: è troppo fresco il ricordo della campagna elettorale di Prodi (no tasse, bonus bebè di 2500 euro, abbattimento cuneo fiscale anche per i lavoratori) ed è come se fosse ieri che il governo, sostenuto dal Pd, non appena sedutosi sulle numerose poltrone, gettò la maschera coniando le nuove parole d'ordine: più tasse, no bonus bebè, anche i ricchi piangano, no cuneo fiscale per i lavoratori e via in crescendo. Per quale motivo si dovrebbe ricascare nello stesso tranello? È un passaggio fondamentale quello che manca: neanche a Veltroni si può concedere di essere convinti di un'impostazione economica ma anche del suo contrario. Se la politica in cui crede il Pd è quella del suo programma, il suo leader deve rinnegare e condannare la politica attuata da Prodi. Non esistono terze opzioni. Facciamo una domanda precisa: il Pd è o non è favorevole all'innalzamento delle tasse sui risparmi? Se la risposta è sì, benissimo, niente di diverso da prima ma almeno lo si dica chiaro così che la gente sappia cosa aspettarsi; se la risposta è no, non ce la si può cavare con un'alzata di spalle, occorre una precisa sconfessione di un provvedimento che i parlamentari del Pd votarono compattamente, anche se solo a livello di mozione.
Un altro esempio: il governo Prodi si caratterizzò per una sistematica punizione dei contribuenti onesti, per finanziare sgravi che premiavano anche gli evasori, per definizione titolari di mini-dichiarazioni. Veltroni nella sua lista della spesa propone il calo di tutte le aliquote Irpef. Benissimo, è la strada giusta perché premia gli onesti, ma è stato spiegato chiaramente ai suoi elettori che chi guadagna di più da quest'operazione sono i redditi alti? Risulta chiaro agli elettori del Pd che il calo del 3% delle aliquote fa risparmiare 400 euro a chi dichiara 15.000 euro e fa risparmiare 30mila euro a chi ne dichiara un milione? Se fossero tutti d'accordo come mai non si sconfessa pubblicamente e in modo trasparente la filosofia contributiva Visco-Prodi?
Si badi bene, non è una questione di scenario internazionale o di risorse disponibili, si sta parlando di giusto e sbagliato. Non si può far confusione, l'economia non tollera i ma anche. Quello che non appare convincente è un'inversione a U senza ammissione di aver prima sbagliato strada. A meno che (ed è la soluzione più probabile) la strada sia sempre la stessa e le promesse elettorali del Pd non siano altro che le solite bugie, dalle gambe sempre più corte.