LA SUA COLPA? QUELLE LACRIME

Perché ci si accanisce contro i bambini? Perché i bambini diventano un’ignobile merce di scambio per raggiungere uno scopo? La prima risposta è semplice, oggi sotto gli occhi di tutti, e viene spontanea, come un pianto soffocato per non apparire deboli, come un moto di disgusto represso per non lasciarsi trascinare dall’ira. Tra noi ci sono esseri bestiali, in apparenza persone comuni, capaci di commettere i crimini più efferati.
Ma non è una risposta sufficiente, anche se è drammaticamente vera. Si aggrediscono i bambini perché non c’è rispetto per l’innocenza della vita. L’omicidio del piccolo Tommaso avviene in una realtà sociale del nostro Paese ricca, mediamente colta: tutto farebbe supporre che questo contesto, senza alcun dubbio civile, aperto alla convivenza, riesca a tenere a freno le pulsioni devianti di singoli individui. Farebbe supporre che eventuali offese, umiliazioni, ricatti non trovino come contropartita un’azione tanto spropositata nella sua violenza com’è, appunto, il rapimento e l’assassinio di un bambino.
E invece il benessere, lo sviluppato sentimento di convivenza non c’entrano niente, sono irrilevanti perché quando si ammazza un bambino ciò che viene distrutto è il fondamento stesso su cui si costruiscono le forme di comunità, cioè il significato della vita.
Se in una società arcaica e barbara i bambini sono considerati come bestiole da cortile, sono barattabili, non godono di alcuna attenzione, è perché la vita è cosa tra le cose, è niente. Se in una società sviluppata un bambino viene brutalmente ammazzato per colpire o ricattare un adulto, questo accade perché la vita è ritenuta cosa tra le cose, è niente.
Comunque sia, la riflessione ritorna sempre lì: il rispetto dell’altro, nel suo senso profondo e autentico, si ha quando si riconosce che egli è vita, qualcosa di misterioso, di irraggiungibile nei suoi segreti dalla ragione più acuta. Il rispetto per un bambino è amore per la vita nascente, ancora fragile e bisognosa di protezione. Chi era Tommaso se non la facile preda di chi ignora il significato della vita?
Ma, per favore, non limitiamoci a dire che anche nella società più sana ci sono dei delinquenti, non facciamo ricorso a tutte le possibili e immaginabili categorie interpretative che giustificano la devianza, la trasgressione, perfino l’assassinio. Esiste il male e va combattuto. L’omicidio di Tommaso è il male che c’è tra noi e va combattuto senza stancarsi di difendere la cultura della vita. Senza rinunciare a parlare - anche se appare poco di moda - della sacralità della vita e di quel senso innocente e magico della vita nella sua origine che è il volto di un bambino.
E poi ci si deve difendere. Quando abbiamo la coscienza in pace, quando sappiamo che abbiamo lavorato con l’impegno più alto per promuovere e proteggere una cultura della vita, allora puniamo chi la offende nel modo più severo e senza ipocrite incertezze. Ma abbiamo davvero le carte in regola? Siamo davvero una società che difende la vita in tutte le forme in cui essa si manifesta? Proprio no. Allora può anche capitare che si ammazza Tommaso, si uccide un bambino soltanto perché piange.