Suazo-Cruz, due lampi bastano all’Inter per vincere e riposarsi

L’Atalanta accorcia le distanze con Floccari. Materazzi in campo per pochi minuti. Il centrocampo di Mancini soffre più del solito

da Milano

Segna la coppia più strana del mondo e l’Inter va. Stavolta la prima pagina tocca a Suazo e Cruz, cannonieri a sangue freddo e con la mira discretamente centrata. Cruz ormai è a quota sei, sta per prendere Ibrahimovic. Buon segno per l’Inter, cattive notizie per le avversarie. Tutto come prima, forse più di prima se l’infermeria comincerà a svuotarsi. Ieri è ricomparso Materazzi, Ibra si è quasi riposato. L’Inter segna in casa da 44 giornate consecutive. Ieri sono stati segnali di stabilità, dopo una partenza sparata.
Tifo più composto del solito, silenzi dalla curva ultrà, un bel vociare di cinquemila ragazzini sulle tribune, la sera di San Siro è cominciata con un minuto di silenzio tradotto (more solito) in applausi, eppoi con uno squillante giocare dell’Inter. Ibrahimovic (fra l’altro diffidato) stava in panchina, Crespo e Stankovic in tribuna, Cruz e Suazo hanno dimostrato che potevano fare da soli. Hanno messo poco, mezzora, per rifilare l’uno-due alla svagata difesa dell’Atalanta. Per l’Inter poteva essere una partita facile, se la sua difesa non avesse voluto restituire thrilling ad una partita che lo stava perdendo. Un po’ spenta la gente di Bergamo, quasi avesse avuto tutti i giocatori in giro per il mondo come l’Inter.
Molto più tonica, decisa e convinta la gente di Mancini. Il calcio non è fatto solo di forza fisica, fatiche ripetute e partite infinite, ma anche di classe e bontà calcistica. L’Inter ce l’ha nonostante le tante assenze, ed ha provveduto a farla fruttare. Centrocampo non proprio formato da gente con il genio nel piede, ma abbastanza solido per mettere nell’imbarazzo i bergamaschi: per mezzora è stata soprattutto Inter, pronta a spingere e colpire, a trovar varchi e ad infilare in area il guizzare devastante di Suazo. Dopo le prime prove d’autore del gattone honduregno e di Cruz, ecco il gol a spiegare la serata: scambio fra i due e Suazo davanti al portiere ad infilare pallone tra uomo e palo. Spettacolarmente ineccepibile.
Vista la luna buona, l’Inter ha insistito sul suo folletto e lui ha ripagato alla mezzora quando secondo solito copione, scatto e gran girar di testa per gli avversari, Suazo ha calciato palla lunga sul palo: tutti a guardare e Cruz pronto al tap-in di piede. Elementare, sembravano dirsi i due, accompagnati dal gioioso festeggiare nerazzurro. Peccato che da quel momento, neppure le batterie abbiano cominciato a scaricarsi, l’Inter è andata in sofferenza. L’Atalanta è uscita dalla sua ipnosi, i difensori interisti hanno zuzzerellato con qualche pasticcio, Cordoba più di tutti e Floccari se l’è bevuto, calciando pallone teso verso Julio Cesar, preso alla sprovvista.
Gol che ha fatto imbufalire Mancini e ben a ragione visto il resto della partita. L’Inter è stata meno spavalda, l’Atalanta più grintosa e decisa. Julio Cesar se l’è vista brutta, mentre Cruz e Suazo hanno trovato meno varchi. Per il vero il gattone ha preso tante botte, quando fila è incontenibile, e Manfredini ha cercato perfino di portargli via una gamba: ci stava un’espulsione, è arrivata solo un’ammonizione. E Suazo in barella per qualche attimo. Segnali di una partita più accesa e di un’Inter meno solida a centrocampo. Anzi, con meno benzina. Ma tanto è bastato, a San Siro l’Atalanta non è mai stata carne morbida. L’Inter ha sofferto qualcuna delle sua divagazioni difensive (Maxwell ha rischiato qualcosa nel fermare Ferreira Pinto in area), e si è offerta il gran finale arruolando Ibrahimovic e ritrovando, per qualche minuto, la vena guerriera di Materazzi. Invece l’Atalanta s’è persa subito l’Inzaghino: in campo undici minuti per farsi rifilare due ammonizioni. La seconda è valsa l’espulsione per un contrasto rischioso, ma non cattivo, con Julio Cesar. È bastato l’urlo del portiere per far tremare l’arbitro.