Suazo, guerra tra Inter e Milan Moratti accusa Cellino e Galliani

Il presidente nerazzurro: "Eravamo d’accordo su tutto, nessuno mi ha cercato. Inaccettabile". Il vice-Berlusconi: "Ma quale sgarro, il Cagliari mi ha detto che la trattativa era saltata"

«C’è stata una grande scorrettezza da parte del presidente Cellino, non ci sono ragioni per essersi comportato così visto che tra noi c’era un accordo completo. E anche l’atteggiamento del Milan è poco giustificabile». Il nome di Suazo rimbalza sulle vetrine buone di Galleria de Cristoforis, il proverbiale self control di Massimo Moratti è messo a durissima prova: Cellino gli ha fatto sparire la figurina e l’ha data al Milan.

Alla Risacca 6, un ristorante di via Marcona, Cellino ha un appuntamento con Galliani, sulla carta innocuo, vuol capire meglio come funziona il nuovo patto sui diritti televisivi. Milano poi si sveglia con Suazo dall’altra parte e Massimo Moratti che a stento trattiene la sua delusione: «Con noi c’era un accordo completo che teneva in considerazione tutto. È stato un cambio di volontà sorprendente, anche se queste sono cose che si dicono poi. Comunque il giocatore ha firmato per noi, quindi vedremo. Molte volte si dice che valga di più la volontà del calciatore».

Uno sgarro fra Milan e Inter è peggio di uno sgarro fra moglie e marito, si paga nel tempo, il ricordo dell’affare Ibrahimovic poi ha fatto il resto, anche se Adriano Galliani ha negato subito qualsiasi sospeso: «Con Moratti abbiamo ottimi rapporti. L’accordo tra il Milan e il Cagliari per l’acquisto dell’attaccante Suazo non è un dispetto all’Inter. Ero a cena con Cellino - ha spiegato l’amministratore delegato del Milan all’uscita di una riunione in Lega calcio -. Avevamo seguito Suazo dall’anno scorso, è un giocatore che ci interessava e Cellino mi ha detto che con l’Inter la trattativa era saltata. Per questo noi l’abbiamo fatta col Cagliari. Ma non c’è intenzione di fare dispetto a nessuno. Non è una rivincita. Le rivincite ho sempre detto che si prendono sul campo, il mercato è un’altra cosa».

Anche per Massimo Moratti quella di lunedì notte è stata un’altra cosa, una cena maldigerita, la convinzione che qualcuno abbia tradito e il conto alla fine lo abbiano presentato comunque a lui: «Dispetto, interessi, qualsiasi cosa. Tutto più che lecito insomma - tenta di giustificare il presidente dell’Inter -. Quello che non funziona è la consapevolezza delle cose che lascia un po’ allibiti». Anche lui, a fatica, abbraccia la tesi di Galliani, nessuna ripicca: «Il Milan ha fatto questa mossa perché noi siamo andati su Eto’o? No, credo che questa mossa sia ingiustificata in base a quello che è stato il nostro comportamento. Mi sembra di ricordare che Cellino avesse detto “sto alla parola conclusiva che ho preso con Moratti”. E questo poi mica tanto tempo fa».

Il dialogo è a distanza, Moratti davanti agli uffici Saras, Galliani in via Rosellini, sede della Lega, ma i due sembrano fianco a fianco nel rimbalzo di una storia che li unisce negli intenti ma li separa di qualche galassia nei fatti: «La trattativa non è conclusa - cerca di tagliare corto l’amministratore rossonero -, perché Suazo deve ancora accettare, non c’è la sua firma». Ma la beffa honduregna non può finire in burla, dottor Galliani, gli chiedono, gliela avete fatta pagare per Ibrahimovic? Chiamerà Moratti per scusarsi? «Non chiamerò l’Inter. Nessuno lo scorso anno mi chiamò per Ibrahimovic». Più che un indizio, la conferma. Galliani replica: «Sul caso Suazo valutate con i vostri cervelli».

Massimo Moratti ammette di non essersi fatto ancora un’idea precisa: «È stata una cosa sorprendente e quindi come tale deve lasciare spazio alla sorpresa. Non è vero che Cellino mi ha chiamato e io non gli ho risposto, non mi ha mai cercato e non ho mai ricevuto telefonate da lui. Forse sta solo cercando una giustificazione personale». Vince la sincerità di Moratti, anche se Cellino minaccia di presentare i tabulati delle sue chiamate, ma il presidente si è fidato di chi solo pochi giorni fa confessò: «Quando la Roma mi chiese Suazo, dissi di non disturbarlo fino al termine del campionato. Poi è arrivata l’Inter. La sensibilità che la Roma mi ha riservato, può averla penalizzata».

Medesimo errore o troppa sicurezza di aver già chiuso, in via Durini c’è già un colpevole accusato di leggerezza, e il presidente non si dà pace: «L’Inter andrà avanti anche per rispettare la volontà del giocatore. Suazo non era un pallino, Mancini è dispiaciuto». Anzi, imbufalito.