Il subcomandante Bertinotti al congresso è solo in settima fila

Al via a Chianciano l’assise di Prc. Clima teso, fischi ai messaggi di Fini e Schifani. Il quasi-segretario Vendola: «Col Pd contesa senza anatemi e sconti»

nostro inviato a Chianciano (Siena)
Lì, in settima fila, quasi un volto anonimo in mezzo a 650 compagni, c'è il delegato Bertinotti. «Onorevole, come mai qui dietro? Il subcomandante Fausto è diventato soldato semplice?». Lui è quello di sempre: scatta in piedi come usa tra le persone di buona creanza, ripone le carte e il mezzo toscano spento e mi stringe la mano con entusiasmo. «Le dirò: mi hanno proposto di sedermi in prima fila, ma ho fermamente e cortesemente declinato le richieste - spiega in un tripudio di erre arrotate, quasi scegliesse apposta le parole -. Perché se uno annuncia che verrà qui da delegato e basta, è tra i delegati che si deve sedere. Del resto questo per noi è un momento importante, che ha bisogno di autenticità».
Il «momento importante» è il settimo Congresso nazionale di Rifondazione comunista, in corso da ieri sotto la volta del Palamontepaschi, immacolato pallone gonfiato che spunta come un fungo nel parco delle terme di Chianciano. E a voler essere cattivi si potrebbe dire che non è un caso se dopo i Comunisti italiani di Diliberto - erano riuniti qui pochi giorni fa - anche i cugini rifondaroli si siano dati appuntamento proprio a Chianciano, fonte di acque che sono un toccasana per il fegato. Perché a giudicare dai volti incazzati - e giù fischi ai saluti inviati dai presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani - sembrerebbe che quello dei compagni, dopo la scomparsa dal Parlamento, sia un fegato ancora molto amaro.
Una delusione che qui si respira nonostante l'ottimistico slogan da canzonetta anni Settanta - «Ricominciamo!» - scelto per darsi una missione. Delusione che si riflette e si amplifica nelle ben cinque mozioni presentate ieri, ovvero le altrettante anime in cui si frammenta un partito che ad aprile, pur se in compagnia con verdi e Comunisti italiani (o è stato proprio per questo?) ha portato a casa una percentuale omeopatica.
Sia come sia, dopo il dibattito di oggi e domani, domenica dal bianco fungo spunterà il nome del nuovo segretario politico del Prc. Che a patto di sconvolgimenti dovrebbe finire con l'avere il volto e il nome del governatore della Puglia, Nichi Vendola, sostenuto da Bertinotti e dall'ex segretario Franco Giordano. La sua mozione, Manifesto per la Rifondazione, ha ottenuto nelle assemblee precongressuali il 47% dei gradimenti contro il 40% di quella dell'ex ministro Paolo Ferrero, intitolata Rifondazione comunista in movimento.
«Siamo qui insieme, sfibrati, per ritrovare il bandolo di una matassa ingarbugliata. Non occultando le diversità, ma esercitando la coerenza perché le diversità sono ricchezza», ha detto Vendola invitando all'unità del partito «e non a prenderci le impronte digitali, altrimenti la democrazia interna sarà una sagra di anime morte, mummificata nel correntismo». Soltanto così, ovvero insieme, ha aggiunto, sarà possibile «attraversare il deserto della sconfitta; non per trovare riparo, ma per cercare un'oasi di speranza». Dopo aver ricordato come «tra il governo Prodi e il Paese reale vi è stato un allontanamento e un vuoto», l'aspirante neosegretario di Rifondazione, con un evidente occhio già all'appuntamento elettorale delle europee e delle amministrative, ha auspicato sì la costruzione di «un'opposizione plurale, civile e sociale alle destre», ma anche la preparazione del partito a una «contesa senza sconti e senza anatemi con il partito veltroniano». Come dire: parenti, serpenti.