Subiaco Anziana malata chiede aiuto alla Asl: «Ripassi tra sei mesi»

«Ripassi tra cinque o sei mesi». È la risposta del Cad (centro assistenza domiciliare) del presidio della Asl Rm G di Subiaco a una donna di settant’anni, M.C., abitante a Rocca S. Stefano, comune montano della Valle dell’Aniene, in provincia di Roma, che chiede l’assistenza sanitaria domiciliare. È anziana, malata, quasi cieca a entrambi gli occhi e con una ferita aperta sotto il piede causata dall’avanzare del diabete. Ma soprattutto è sola, senza figli e i parenti più vicini distano da lei a circa 200 chilometri. L’unico rimedio è l’assistenza a casa, come prevede la legge. Ma l’anziana signora non è nelle condizioni di salute per attendere i tempi della burocrazia della sanità pubblica della «presa in carico» del Cad sublacense. Una risposta che disorienta i familiari lontani della povera donna. «E la ferita – dice uno dei nipoti - a mia zia chi gliela cura nel frattempo?». Allora Il Giornale si è messo in contatto con il Cad di Subiaco riformulando la stessa domanda. A noi giornalisti è andata meglio. I tempi per avere un’assistenza domiciliare sanitaria (quella richiesta proprio da M.C.) sarebbero meno di due mesi. Imbarazzante. Ai cittadini si risponde in un modo, alla stampa in un altro.
Solo il direttore generale della Asl Rm G, Giovanni Di Pilla, sbroglia l’intricata matassa. Sempre tanti sarebbero due mesi d’attesa per casi drammatici come questo. Gli anziani non possono morire per i lunghi tempi d’attesa. «Purtroppo non sempre i servizi sono dotati di personale sufficiente per ridurre i tempi», spiega Di Pilla, che però assicura una maggiore attenzione per la signora in questione, «perché legata a una condizione particolare». «Al Cad - sostiene il direttore generale della Asl Rm G - ho indicato di dare sempre priorità alle persone sole». Nel caso dell’anziana donna, ha garantito il manager, i tempi saranno ridotti a quelli necessari per esaminare la pratica, una decina di giorni circa. «Il problema è un altro – continua Di Pilla - le risorse sono poche e le richieste sono in continuo aumento». Secondo il direttore generale, ormai, la richiesta di assistenza del territorio è dell’80 per cento e quella ospedaliera è del 20 per cento, in realtà bisognerebbe riconvertire i finanziamenti verso il territorio.