Subisce la settima rapina in un anno

(...) nei pressi della stazione ferroviaria di La Storta, violentò S.M., una giovane del Lesotho che stava rientrando a casa. La vicenda contribuì ad accendere le polemiche sul tema della sicurezza durante la campagna elettorale per la corsa al Campidoglio. Il gip Marina Finiti ha giudicato Rus con il rito abbreviato e lo ha ritenuto responsabile di sequestro di persona, tentato omicidio, violenza sessuale e detenzione e porto in luogo pubblico di coltello. È stato anche condannato a pagare una provvisionale di 50mila euro alla vittima, anche se l’avvocato di parte civile, Teresa Manente, aveva prospettato una quantificazione del danno pari a 300mila euro.
Secondo il pm Erminio Amelio, che per Rus aveva sollecitato 12 anni di carcere, fu un atto di «violenza cieca». Un’aggressione diversa dalle altre, sottolinea il magistrato, «perché lo stupro è stato compiuto nei confronti di una donna che era stata appena accoltellata». Quella sera, infatti, la giovane fu immobilizzata con un coltello alla gola e trascinata in un campo isolato dove venne colpita al fianco sinistro prima di essere costretta a subire ripetuti atti sessuali. Dopo il romeno tentò di strangolarla, stringendole le mani intorno al collo. Non ci riuscì soltanto grazie all’intervento dei carabinieri. Tutto ciò aggravato, secondo la Procura, da motivi abietti e futili, dalle sevizie, dall’aver approfittato di una giovane donna sola, dell’ora notturna e del posto isolato. L’imputato ha sempre negato di aver accoltellato la studentessa: con lei avrebbe avuto soltanto rapporti sessuali consenzienti, nessuna violenza. Durante un incidente probatorio, invece, S.M. ha confermato tutte le accuse. E il gip le ha creduto. «Perché mi chiedi scusa se le cose sono andate diversamente?» disse la giovane a Rus quando questo in aula provò ad abbozzare una giustificazione alternativa di quanto avvenuto la sera del 16 aprile.
«In questi casi non c’è mai una pena giusta - ha commentato l’avvocato Manente - perché una vita è stata distrutta. Questa donna ha difficoltà ad avere relazioni con tutti, ad uscire. Ha dovuto cambiare città e il suo modo di vivere. Ha vissuto un’ora di inferno, sicura di morire e non ha ricevuto neanche le scuse da parte di un imputato che è arrivato a dichiarare che la giovane aveva quelle ferite già quando era scesa dall’autobus e aveva acconsentito a fare l’amore». L’avvocato Andrea Magnanelli, legale del Comune, che si era costituito parte civile, ha detto che «non si può essere nè soddisfatti nè contenti perchè in queste storie si perde sempre qualcosa. In ogni caso, è positivo che si sia arrivati a una condanna. Il sindaco Alemanno ci chiede di essere sempre presenti in questi processi».