Subito la Beic Così la giunta lascia un segno

Davvero, come ha scritto Egidio Sterpa, alla giunta Moratti «manca una strategia e nessuna certezza c'è sugli obiettivi di fondo»? Forse è un giudizio troppo severo, dovuto probabilmente all'impressione che palazzo Marino abbia prodotto più revisioni e rinvii che decisioni. Più percezione che realtà, come ha spiegato il sindaco. Quello che sappiamo di Letizia Moratti ci porta a credere che il suo governo lascerà a Milano un'impronta forte. Che è quello che per ora manca: un segno, un'operazione che rappresenti concretamente, direi fisicamente questa capacità. Qualcosa da fare subito e che resti a lungo. Splendida l'iniziativa di candidare Milano per l'Expò 2015. Ma, appunto, per ora è solo una candidatura, sapremo nel 2009 se sarà vincente e per l'evento dovremo aspettare 9 anni. La controversa pollution charge, o come si chiama ora, sarebbe operazione qualificante ma non di quelle che scaldano i cuori, anzi. E allora? Allora ci vuole il segno profondo e duraturo, la grande opera, l'iniziativa storica. Da avviare subito, però, non fra qualche lustro, perché questa giunta ha un bisogno urgente di caratterizzarsi. L'occasione è già sul tavolo del sindaco: la Beic, la grande Biblioteca europea di informazione e cultura di cui l'architetto Peter Wilson sta per licenziare il progetto esecutivo mentre già si approntano le collezioni librarie in versione cartacea e digitale. Il tutto grazie all'appassionato impegno del presidente della Fondazione Beic e padre di questa splendida creatura, il professor Antonio Padoa-Schioppa. È «la biblioteca di Alessandria del terzo millennio», la più grande opera dedicata alla cultura realizzata a Milano da 70 anni, dopo la Triennale. Il sindaco Moratti si appassionò al progetto già quando era ministro dell'Istruzione. Ora, naturalmente, ci sono problemi finanziari, ma vale la pena di superarli, per lasciare quel segno profondo e duraturo che manca: entro pochi mesi partirebbero i lavori sull'area della ex stazione di Porta Vittoria. Mentre l'errore più grave sarebbe «rivedere il progetto»: significherebbe ricominciare daccapo, cioè rinunciare.