«Subito una concertazione per il candidato sindaco»

Antonella Aldrighetti

Come si può organizzare un dibattito sulla casa comune del centrodestra senza avvalersi di un filo conduttore che, oltre ai valori moderati e liberali, non si raccordi su una linea programmatica definita? «Si può fare aprendo la concertazione con Alleanza nazionale, Udc e Nuovo Psi sulla scelta del candidato sindaco della capitale». Punta al sodo Beatrice Lorenzin, neocoordinatore regionale di Forza Italia proponendo quella che dovrà essere la priorità del dibattito sul territorio: lo sfidante di Veltroni.
Il tema trainante sul tavolo di confronto che invita ad allestire alla svelta, non ha ancora un nome e «non lo voglio fare io - precisa Lorenzin -. Propongo solo di scegliere una figura capace di recuperare il voto moderato tanto dei cattolici quanto dei laici. Servirà a recuperare sulle sconfitte delle provinciali del 2003 e sulle ultime regionali». Un concetto che in qualche modo ricalca il modello già ipotizzato dall’eurodeputato azzurro Antonio Tajani nell’ultimo appuntamento della Conferenza programmatica e che potrebbe concretizzarsi nell’esperienza del Ppe.
Senza alcuna volontà di sortire l’effetto di una scossa politica, la Lorenzin si dice convinta della necessità di serrare i ranghi e di «darsi da fare su temi politici e amministrativi per far venire alla luce i problemi della giunta Veltroni - che ci sono - e le emergenze non risolte della capitale». Una proposta del genere avrebbe il merito, se non altro, di superare quello che fino a oggi era considerato un dibattito tutto interno a Forza Italia, con la contrapposizione tra la componente liberale di Tajani e quella cattolico-popolare di Verzaschi.
Senza nulla togliere anche alla proposta avanzata dal consigliere regionale Marco Verzaschi - dalle colonne del Giornale - di allargare il confronto sulla “casa comune” alla Margherita, sulla quale la Lorenzin non ha nulla da eccepire. «Se ne può parlare. Più passano le ore e più Francesco Rutelli sta dimostrando il proprio allontanamento dalla sinistra veterocomunista di Prodi e Bertinotti» sottolinea, senza troppi preamboli, la giovane coordinatrice regionale di Forza Italia.
Dibattito aperto almeno su scala locale? «Il programma su cui puntare dovrà avere senz’altro una visione un po’ federalista - risponde costruttivamente Giorgio Simeoni, ex vicepresidente della giunta Storace e primo degli eletti alla Pisana nelle file degli azzurri -. Non possiamo non ammettere che sia in atto una sorta di scomposizione dei poli». Significa che nel Lazio siamo di fronte a un rimescolamento? «Direi piuttosto dinanzi a uno scenario nuovo - spiega Simeoni -, si fa sempre più pressante la necessità di un partito unico dei moderati che si rispecchi in valori etici e morali comuni per dare vita a un progetto realistico». Il grande centro con regole ben definite che “bypassi” il corredo delle lamentazioni espresse dalla sinistra contro chi governa il Paese. «E che si esprime anche nel dramma che Rutelli sta vivendo in questo momento - aggiunge il consigliere regionale - una sorta di sbilanciamento da quelli che credeva fossero ideali unitari». E sul futuro più prossimo azzarda pure una previsione: «Sulle elezioni regionali era quasi scontato per qualcuno che, così ripartito, il centrodestra avesse la meglio. Con questa nuova frontiera aperta ai moderati della Margherita sapremo vincere le politiche». L’asso nella manica «sta nel superare le litigiosità con il dialogo. Simeoni ha fiducia nel lavoro che sta svolgendo il nuovo coordinatore regionale: «Le donne dimostrano sempre nei momenti difficili di avere una marcia in più».