Subito in crisi la fusione fredda fra radicali e Sdi

Arturo Gismondi

La crisi della Rosa nel pugno, dopo una serie di consultazioni separate, i radicali da una parte, i socialisti dello Sdi dall’altra, è stata congelata. È passata la proposta di Enrico Boselli e dei socialisti di costituire una Federazione nella quale i due soggetti politici avranno agio di vivere separati, come è stato per molta parte fin qui, salvo la gestione comune di alcuni problemi, per i quali sono previste consultazioni. Prima della pausa estiva, una consuetudine questa alla quale Pannella non si è mai rassegnato, sono previste le riunioni degli organismi dirigenti, fin qui nominati e mai riuniti, segreteria, direzione, che dovrebbero discutere della «Fiuggi 2», chiamata a dar seguito alla prima assemblea del novembre scorso, quella che lanciò, fra grandi speranze e attese in primo luogo elettorali, la formazione di un partito nuovo, destinato a fondere insieme le storie e le realtà socialiste e radicali. L’esperienza dell’ultimo anno consente di arrivare a qualche conclusione. A differenza di ciò che avevano previsto i politologi, la difficoltà non è stata tanto quella di mettere insieme le radici dei socialisti da una parte, un partito che nasce dal movimento operaio, dalle esperienze sindacali, e quelle dei radicali, più immersi nella radice liberale e liberista. A risultare difficili da fondere insieme sono stati e sono piuttosto la natura politica dei due organismi che si intendeva almeno avviare alla convivenza.
I socialisti dello Sdi sono, in scala, un partito tradizionale che si articola in sezioni comunali dove ci sono organismi provinciali, regionali, e con un vertice nazionale che ne rappresenta, in modo approssimativo, come è negli altri partiti, gli orientamenti. E questi risentono molto della presenza delle diverse realtà territoriali, non di rado le più resistenti non al programma politico ma al modo di fare politica dei radicali, dai quali i socialisti si sentono del tutto separati, e distanti.
I socialisti, intanto, rifuggono dal clima di militanza totale imposto da Pannella ai cugini radicali. Al tempo stesso, però, essendo in teoria il Pannella stesso dirigente autorevole, anzi autorevolissimo del partito unico, si sentono impegnati, o compromessi, da iniziative che non sempre condividono. L’imbarazzo socialista è stato espresso di recente da Boselli, che ha osservato: noi non possiamo sapere la mattina, ascoltando Radio radicale, di iniziative che in qualche misura ci coinvolgono. Messo così, e investendo la figura di Pannella, ma anche la natura del soggetto radicale, da sempre un movimento dominato da una personalità politica carismatica e prorompente, il discorso si sarebbe concluso subito, e male. Non è pensabile che i radicali facciano a meno di Pannella, né che quest’ultimo accetti una disciplina di partito che non ha mai dovuto accettare nella sua lunga milizia politica vissuta sempre da leader, o in solitudine.
Al dunque, a questa Rosa nel Pugno, una volta costituita, non è però facile rinunciare, perché ambedue i protagonisti hanno difficoltà a immaginare il loro futuro da separati. I radicali hanno portato un gruppo di deputati alla Camera, Emma Bonino al governo, Capezzone alla presidenza di una Commissione parlamentare ma restano poca cosa sul territorio, un gruppo elitario con base elettorale esigua, oltre a tutto impoverita al nord, ove era più consistente, dopo la decisione di Pannella di aderire all’Unione di sinistra. I socialisti sono più presenti, abbiamo visto, ma su scala ridotta, e con una influenza pressoché soltanto locale. Nelle elezioni amministrative i consiglieri eletti sono stati quasi tutti loro, ma lo Sdi è quel che resta di un partito di quadri reduci dalla diaspora socialista, in specie al sud, e di un gruppo dirigente che vive all’ombra dei Ds, destinato secondo molti a entrare, senza grande peso politico, nel Partito Democratico se mai ci sarà. Fassino e D'Alema, fra l’altro, li ospiterebbero volentieri, ma da soli, senza Pannella.
La decisione di restare insieme, concordata personalmente da Pannella e Boselli a mezzo sms, non risolve tutti i problemi, che restano, e bisognerà solo evitare che precipitino: Pannella ha moltiplicato, negli ultimi tempi, i temuti interventi da Radio radicale, e continuerà a farlo nel futuro. I socialisti, meno attrezzati sul piano mediatico, continueranno a temere di essere oscurati, di apparire come un’appendice della presenza radicale. La forma federale dell’unione fra il partito di Boselli e il movimento radicale attenuerà le incomprensioni, e i conflitti, e sarà già un successo.
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