SUBITO EDOARDO PER NON ANNEGARE NEL BISAGNO

Da un lato, c’è la Genova industriale che continua a perdere pezzi, quasi senza accorgersene, come un bimbo con le tasche rotte che semina per strada tutti i suoi soldini. Un fenomeno lento, che sembra inesorabile, contro cui la voce del consigliere comunale azzurro Alberto Gagliardi è una costante. Molto, troppo, isolata. Il caso di Postel è solo l’ultimo di una lunghissima serie e il viaggio del nostro Ferruccio Repetti somiglia drammaticamente a un bollettino di disfatta.
Dall’altro, c’è un’associazione industriali, Confidustria Genova, che - a tratti - sembra un pugile alle corde. Incapace di reagire, complemento oggetto e non soggetto dello sviluppo della città. Un ruolo che l’entrata a Palazzo Tursi di un caterpillar della comunicazione e dell’interventismo (almeno verbale) come Marta Vincenzi ha reso ancor più marginale e, in qualche modo, malinconico.
Perchè qui sta il problema. O, almeno, uno dei problemi. In un’Unione degli industriali che, negli ultimi anni, non riesce a pesare come sarebbe naturale. Come è naturale in tante altre province del Nord. Da questo punto di vista, la gestione di Marco Bisagno (persona peraltro rispettabilissima e che non mi sogno di giudicare dal punto di vista umano e imprenditoriale, visto che non ho elementi di valutazione e conoscenze sufficienti per dire qualcosa di serio), è assolutamente fallimentare. Incapace di lasciare un segno di politica economica sulla città. E, certo, non si può considerare tale la vecchia polemica con l’Autorità portuale.
Del resto, che Confindustria non potesse avere la visibilità, l’effervescenza e soprattutto la centralità che aveva ai tempi in cui la guidava Riccardo Garrone - capace di far notizia sempre e comunque, con il suo carattere certo non facile e le sue esternazioni a volte naif, ma mai scontate - era abbastanza scontato. Ma non era altrettanto scontato che la presidenza Bisagno uscisse a pezzi dal confronto impietoso con quella di Stefano Zara che, con tutti i suoi limiti e i nostri disaccordi, però aveva un peso specifico altissimo sul dibattito cittadino. Anzi, al limite, si poteva rimproverargli di impicciarsi di cose che c’entravano con gli industriali come i caboli a merenda, come la storia delle religioni o il Cristo degli abissi. Ma, insomma, Zara c’era, insieme a Paolo Corradi, suo braccio destro e sinistro. Bisagno, troppo spesso, non c’è.
Proprio per questo, pur non respingendo a priori l’idea di un uomo Finmeccanica alla guida degli imprenditori, pensiamo che Edoardo Garrone sia la scelta migliore: ha idee; dice cose mai scontate e ha la lucidità per ragionare sui problemi anzichè sugli schieramenti. Il presidente ideale per non annegare. Nel Bisagno, ça va sans dire.