«Subito l’abolizione dell’Ici e il bonus bebè»

da Roma

«Mi sento molto diverso dal Berlusconi dei primi giorni del 2001. Conosco la macchina pubblica, posso essere immediatamente operativo per il bene del Paese e dei cittadini». Serenità, pragmatismo e continuità rispetto alla sua precedente esperienza di governo. Ma anche la volontà di presentarsi subito come «l’uomo del fare» e far girare subito il motore del nuovo governo, senza perdere troppo tempo nella celebrazione dei riti della politica.
Alla prima conferenza stampa dopo il successo elettorale Silvio Berlusconi mette al bando i trionfalismi e inizia subito a dettare una prima traccia del programma dei primi cento giorni, con alcuni obiettivi concreti e immediati (sicurezza, federalismo, soluzione dell’emergenza rifiuti e dell’intricata questione Alitalia, alleggerimenti fiscali). Il presidente del Consiglio in pectore ci tiene, però, anche a inviare messaggi mirati agli osservatori internazionali. In giornata ha ricevuto le telefonate dei maggiori leader mondiali, da Nicolas Sarkozy a George Bush, fino ad Angela Merkel e Gordon Brown. Tutti leader più giovani di lui. E così, scherzando sulla sua età, si ritaglia il ruolo di pater familias dell’Unione europea che fu di François Mitterrand nella prima metà degli anni ’90 e si propone come leader di una nuova Europa protagonista nel mondo. Per quanto riguarda il capitolo del dialogo con l’opposizione, Berlusconi risponde secco: «Una parte politica vince con nove punti di vantaggio e all’altra parte dovrebbe dare le due cariche istituzionali più importanti?». Dopodiché il Cavaliere si passa la mano sopra la fronte, come a dire: «Mica c’è scritto giocondo...». In ogni caso «io sarei felice di un confronto con le opposizioni. In questo senso l’ipotesi che formino un governo ombra mi sembra positiva. Inoltre nel programma del Pd ci sono molti punti sovrapponibili con il nostro. Se le sinistre volessero aggiungere il loro voto al nostro, sarebbe meraviglioso». Poi il leader del centrodestra torna sulla presidenza delle Camere. «Il Senato sarà coperto da una persona di prestigio del nostro partito. Entro questa settimana sceglierò la squadra di governo insieme agli alleati».
Berlusconi conferma che i primi due problemi che affronterà saranno i rifiuti di Napoli («starò nella città partenopea tre giorni a settimana e verrò via solo quando avrò la certezza di avere avviato il problema dei rifiuti verso la soluzione definitiva. Vista l’importanza del problema creeremo un sottosegretario che si occupi sempre dell’emergenza rifiuti») e la questione Alitalia. «Non ci saranno soverchie difficoltà per avere una compagine italiana per Alitalia. Per fortuna siamo intervenuti». Si sofferma, poi, a ricordare lo scetticismo che ha circondato le sue previsioni pre-voto. «Le cifre del nostro vantaggio erano quelle che davo io in campagna elettorale. Mi sembrava di essere Cassandra, non mi credevano». E rispedisce subito al mittente il tentativo della sinistra di accreditare l’immagine di un governo schiavo degli umori della Lega. «Ho sentito qualcuno dire che la Lega comanderà. La Lega è sempre stata molto ragionevole al tavolo delle decisioni. Oggi, poi, il legame è rafforzato dall’amicizia che si è creata con Bossi nel periodo della sua malattia». Un giornalista, a quel punto, gli chiede se l’assenza della sinistra in Parlamento sia un danno per la democrazia. «La sinistra c’è: si chiama Pd. Mi sento vicinissimo a Bertinotti. Quando avrò un po’ di tempo lo inviterò a cena e gli esprimerò la mia vicinanza».
C’è spazio, poi, per ricordare l’intenzione di procedere con alcuni provvedimenti che andranno a impattare in positivo sulle tasche degli italiani. Quali? Innanzitutto «l’abolizione dell’Ici nel primo Consiglio dei ministri insieme alla detassazione degli straordinari, al premio di produttività e a un bonus di 1000 euro per i nuovi nati». Ma anche «una riduzione delle tasse sulla proprietà» e in particolare «delle imposte sulla successione, sulle donazioni, sul bollo auto e moto». Berlusconi assicura che ai vertici dei principali gruppi italiani a partecipazione pubblica non ci saranno rivoluzioni e i manager saranno «quasi tutti confermati». E derubrica il referendum elettorale come un esercizio ormai inutile. «L’attuale legge ha fornito risultati storici. Penso che il referendum possa essere tranquillamente bocciato dalla maggioranza dei cittadini». Poi il siparietto finale. Quando una cronista gli chiede per quale motivo piaccia tanto agli italiani, la battuta arriva immediata: «Perché sono giovane». Quindi il futuro premier racconta un aneddoto: «Ho saputo che una signora russa ha chiesto a un’alta autorità del suo Paese, guardando le foto mie e di Veltroni, quale fosse il più giovane dei due».