«Subito una legge contro la caccia alle streghe»

La rabbia di Cavazza, l’industriale intercettato: «Non ci sto a passare per un delinquente»

Milano
«Qui si respira di nuovo una brutta aria. Io la caccia alle streghe l’ho già subita una volta sulla mia pelle. E a passare per un delinquente non ci sto più». Claudio Cavazza, presidente di Sigma Tau, ai tempi di Tangentopoli era finito in carcere per finanziamento illecito ai partiti. «Mi arrestarono di sabato, così non potei incontrare il giudice fino a lunedì». Poi la scarcerazione, il lungo processo, il patteggiamento e il ritorno al lavoro. Al vertice di una multinazionale del farmaco da 2.300 dipendenti, oggi impegnata nello sviluppo di una nuova terapia anti-tumori. Venerdì il suo nome è tornato a fare notizia, come quello dell’«amico di Prodi» pronto a «dare una mano» per risolvere gli affari di famiglia dell’ex premier. «E mi è sembrato di tornare indietro alle condanne a mezzo stampa di allora. Anche in questa storia vero e falso si incrociano, come se tra vero e falso non cambiasse nulla».
Cominciamo da cosa è vero?
«È vero che Prodi mi segnalò il progetto di suo nipote Luca. Segnalazioni come questa, del resto, me ne arrivano una decina al mese. Io mandai i miei ricercatori nel suo laboratorio. Luca stava portando avanti una sperimentazione interessante, ma fuori dal nostro piano industriale. E non se ne fece nulla. Tutto qui».
E la telefonata al consulente del premier, Alessandro Ovi, per ottenere la defiscalizzazione della sua fondazione?
«Vero anche questo, eccome: eravamo stati esclusi senza una ragione dalla lista delle fondazioni scientifiche che non devono pagare le tasse sulle donazioni. Ovi mi trattò male, mi disse che non c’era niente da fare. A proposito: poi ho fatto ricorso al Tar. E l’ho vinto».
Ha mai finanziato il Pd?
«Io al Pd non ho mai versato un euro. E nessuno me l’ha mai chiesto».
Parliamo di Tangentopoli? Tutti in questi giorni hanno ricordato la sua vicenda giudiziaria.
«Già, ma nessuno ha ricordato la sentenza. Allora il mercato farmaceutico viveva in un regime di “monoxonio”, l’opposto del monopolio: tantissimi produttori e un solo compratore, lo Stato, che decideva tutto. Prezzi, rimborsi, registrazioni nel ricettario. Quando la politica mi chiese un finanziamento, mi trovai di fronte a un bivio: accettare oppure uscire dal mercato, cioè chiudere. Davanti all’opinione pubblica, però, fui trattato come un delinquente comune. Oggi, invece di aprire una discussione seria su quella stagione, ogni volta che escono nuove intercettazioni il gioco al massacro ricomincia. A volte mi viene voglia di mollare, di spostare la mia attività all’estero. Perché l’Italia è l’unico Paese in Occidente dove in pratica viene intercettata la maggioranza dei cittadini, e dove tutte le conversazioni private rischiano di finire sui giornali».
Berlusconi sulle intercettazioni ha in programma una legge molto restrittiva.
«E ha perfettamente ragione».
Il suo amico Prodi, però, ha detto di non essere affatto d’accordo.
«E cos’altro doveva fare? Se dicesse il contrario, farebbe la figura di uno che ha qualcosa da nascondere».