Subito le misure, nonostante Tremonti

Berlusconi accelera: pronto il maxiemendamento alla legge di stabilità. Ma Giulio provoca e chiede un passo indietro

Roma - La corsa verso Roma inizia dopo una lunga e allarmata telefonata con Letta. Che dopo l’annuncio della Grecia di voler tenere un referendum sulle misure anticrisi imposte dall’Ue e una giornata in cui le Borse crollano in tutta Europa e lo spread fra Btp italiani e Bund tedeschi fa segnare un nuovo record, non è affatto rassicurato dalla nota che stanno buttando giù al Quirinale. Napolitano, infatti, è intenzionato sì a chiedere all’opposizione di assumersi le «proprie responsabilità» sulla crisi, ma sarà anche netto nel chiedere al governo di attuare immediatamente gli impegni presi con l’Ue nell’ormai famosa lettera della scorsa settimana. Il tempo, è la sintesi del messaggio che il Colle gira al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, stringe e di margini non ce ne sono più.

Berlusconi ne è ben consapevole, perché da Arcore segue fin dalla mattina il tonfo dei mercati e sa quanto il referendum indetto in Grecia da Papandreou rischi di aggravare la crisi e focalizzare il G20 che si aprirà domani a Cannes sul problema Europa. Cambio di programma, dunque. Volo per Roma e giro di telefonate per un vertice ministeriale a Palazzo Chigi in serata. Nel frattempo, un lungo colloquio con la Merkel per assicurare al cancelliere tedesco che il governo italiano «intende adottare le misure anti-crisi in tempi rapidi». Stesso concetto ribadito dal premier in una telefonata con Napolitano.

Sono da poco passate le otto di sera quando a Palazzo Chigi iniziano ad arrivare i ministri. Calderoli, Sacconi, Romani (rientrato in fretta da una missione in India), Frattini (che ne annulla invece una in Australia) e Giulio Tremonti. Sì, anche il ministro dell’Economia, che in queste ultime settimane era rimasto un po’ defilato, è presente all’appello. Certamente rincuorato dall’assenza di Brunetta (in volo da Shanghai), visto che il titolare di via XX Settembre non ha per nulla gradito quelle che con un eufemismo definisce «le sue troppe invasioni di campo». Chissà se è anche per questo che durante la riunione Tremonti torna a chiedere al premier di «fare un passo indietro» e «creare le condizioni» per un nuovo governo senza di lui.

Il vertice va avanti fino a notte, con l’intenzione di arrivare però a un testo da portare oggi in un Consiglio dei ministri ad hoc (che ieri alle dieci di sera non era stato però ancora convocato ma che ci sarà). Anche se sul tavolo non ci sono solo le misure sulle quali l’Italia già si è impegnata nella lettera all’Ue e per le quali c’è necessità di stringere i tempi, ma anche nuovi eventuali interventi. E così rispunta il vecchio dibattito su patrimoniale (caldeggiata da Tremonti) o concordato fiscale (su cui sarebbe più incline il premier) e si discute di come e dove inserire i provvedimenti. La via pare quella di un maxiemendamento alla legge di stabilità che sarà votata il 15 novembre al Senato e il 20 alla Camera. Dentro ci saranno norme sul lavoro, liberalizzazioni dei servizi pubblici, delegificazione ed altre misure di cui si è discusso fino a tardi.

La situazione, però, è critica anche per un altro aspetto. Ieri ha dato l’addio al Pdl Antonione, ex coordinatore di Forza Italia. Un altro voto in meno alla Camera. Dove la prossima settimana si potrebbero iniziare a votare alcune misure anticrisi o dove l’opposizione potrebbe portare una qualche mozione di sfiducia. Con il rischio concreto che la maggioranza vada sotto quota 316. Perché, temono in molti, dopo l’uscita di Napolitano è probabile che Antonione non sia da solo.