«Subito le nuove strade»

Il problema numero uno sono le infrastrutture, poi la ricerca e il rapporto con l’Università, il rilancio del turismo culturale. Sullo sfondo la filosofia che sta dietro ogni progetto: «Il servizio al cittadino e all’impresa è il core business di una buona amministrazione». Diana Bracco annuncia il suo piano quadriennale da neo presidente di Assolombarda e si concentra sullo svantaggio competitivo di Milano che va superato prima possibile: «Abbiamo intenzione di fare pressing per avere infrastrutture moderne, che sono più che mai necessarie». Per andare nel concreto, ecco ciò che serve agli imprenditori: «Mi riferisco al sistema delle tangenziali e dei collegamenti stradali e autostradali, dalla Pedemontana alla Brescia Bergamo Milano, alle infrastrutture ferroviarie per il trasporto e lo smistamento di merci e persone». Bracco insiste: «Una mobilità efficace non è un optional. E interessi localistici non devono fermare la Milano Brescia e la Pedemontana».
Tradotto in positivo, l’invito è a fare sistema. Il modello da seguire si chiama Fiera: «È l’esempio del metodo e del risultato. Una sfida vinta all’insegna della cultura del fare dove tutti, le istituzioni nazionali, la Regione Lombardia, la Provincia, le amministrazioni comunali hanno fatto sistema con la Fondazione Fiera, la Camera di commercio e il mondo delle imprese». Da qui la richiesta o forse la speranza: «Replichiamo il modello Fiera in altri progetti chiave. Rendiamo più attrattivo e competitivo il nostro territorio».
Uno degli elementi chiave dello sviluppo e del fare sistema è l’Università, anzi le dieci università che secondo la presidente di Assolombarda sono «una delle enormi potenzialità» di Milano: «Fare più ricerca e produrre più innovazione, prima che una questione di risorse, è una questione di atteggiamento per il futuro». L’obiettivo è «portare giovani in una città che non è più giovanissima. Milano ha bisogno dei giovani e delle loro ambizioni. Vogliamo vederne arrivare di più e da tutto il mondo, sapendoli accogliere con le infrastrutture e i servizi di cui hanno bisogno». E anche con l’apertura mentale necessaria: «Promuovere l’integrazione deve essere un leit motiv per il futuro della città».
Milano è un modello positivo per quel che riguarda il dinamismo delle aziende e l’occupazione: «Nel 2004 la crescita del numero delle imprese milanesi è stata particolarmente elevata, raggiungendo il secondo miglior risultato dell’ultimo decennio. Di questo ritrovato slancio imprenditoriale ha beneficiato anche il mercato del lavoro, con un’occupazione aumentata di quasi il 4 per cento nell’ultimo anno». Inoltre, sottolinea Bracco, anche se molti dei nuovi lavori sono partiti come «nuove forme di occupazione», il due per cento si è poi trasformato in contratti a tempo indeterminato. Un dato negativo è invece il costo del lavoro, che a Milano pesa più che altrove: «Se in Italia un’impresa paga 193 perché a un dipendente arrivi in busta 100, a Milano si spende 210 per farne arrivare 100».
Infine (ma non all’ultimo posto in ordine di importanza) c’è la volontà di creare sinergie con il mondo della cultura, che Diana Bracco ha dimostrato sponsorizzando con la sua azienda iniziative di alto profilo quale la mostra su Fra’ Carnevale alla Pinacoteca di Brera: «La cultura è un’opportunità e il turismo culturale una grande prospettiva per Milano. Dobbiamo promuovere con più determinazione le condizioni per far convergere risorse su questo importantissimo settore, sia da parte pubblica, sia da parte del mondo delle imprese. La cultura è infatti un volano straordinario di promozione, attrattività, creatività, opportunità di incontro e di relazione».

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