Subprime, perdite per 1.300 miliardi

Il gestore John Paulson: &quot;La recessione Usa durerà fino al 2009&quot;. Crollano gli utili di Morgan Stanley, voci di vendita di Lehman a un'altra banca. <strong><a href="/a.pic1?ID=270110">In Europa record per i tassi</a></strong> sui mutui

Milano - C’è George W. Bush che vuole far buchi nell’acqua, trivellando gli oceani alla ricerca di petrolio a buon mercato. E ci sono gli americani che aprono i rubinetti domestici per dissetarsi, rinunciando ai prodotti imbottigliati, con l’obiettivo di risparmiare 400 dollari l’anno. Vista dall’alto (Bush) o dal basso (consumatori), l’immagine è la stessa, quella di un Paese in crisi. Stretto tra i rincari sempre meno sostenibili dei prodotti energetici, con minor potere d’acquisto causa dollaro debole e ancora alle prese con i sintomi del virus subprime. Se questo è il quadro congiunturale, l’analisi ottimistica resa di recente dal segretario al Tesoro, Hank Paulson, con la previsione di un rimbalzo entro fine anno, lascia un po’ perplessi. Un altro Paulson, quel John che ha fondato l’hedge fund omonimo protagonista delle migliori performance 2007, è infatti di ben altro avviso: «Penso che la seconda metà dell’anno - ha detto ieri - andrà anche peggio della prima e che la recessione durerà fino al 2009». Paulson non vede alcun «segno di stabilizzazione», considera la crisi tutt’altro che alle spalle, è convinto che «per le svalutazioni siamo soltanto a un terzo del cammino» e si spinge a ipotizzare 1.300 miliardi di dollari di perdite globali riconducibili al disastro dei mutui ad alto rischio di insolvenza. Insomma, un buco ben più largo rispetto ai 945 miliardi quantificati qualche mese fa dal Fondo monetario internazionale.

Puro catastrofismo, quello di Paulson? Forse. Di sicuro, non passa giorno senza che sui mercati rimbalzino bad news di matrice bancaria. Ieri è toccato a Morgan Stanley annunciare di aver chiuso il secondo trimestre con utili crollati del 57%. Motivo? Il solito, legato al pessimo andamento dell’investment banking e dell’attività di trading, i due settori più penalizzati dopo la bufera subprime. Le Borse, ovviamente, non hanno gradito, anche se dopo una partenza fortemente negativa Wall Street ha raddrizzato un po’ il tiro (meno 1,01% il Dow Jones, meno 1,14% il Nasdaq) nonostante la deludente trimestrale di Fedex, i cui conti (241 milioni di rosso nel quarto trimestre 2007) portano i segni del caro-carburante. Male invece l’Europa, dove perdite comprese tra lo 0,99% di Francoforte e l’1,79% di Londra (meno 1,75% Milano) sono costate 108 miliardi in termini di minor capitalizzazione.

Trovare un punto di equilibrio è del resto difficile per i listini, soprattutto a causa dello stato di salute degli istituti di credito. Un report diffuso martedì scorso da Goldman Sachs, in cui si misurava in altri 65 miliardi di nuovi capitali le necessità finanziarie del sistema bancario Usa, aveva già messo di malumore gli investitori. Ieri, non migliore è stata l’accoglienza riservata alle indiscrezioni riportate dall’emittente televisiva Cnbc sulla possibile vendita di Lehman Brothers a un’altra banca. Tra le candidate ci sarebbero Barclays, Hsbc e Toronto Dominion, ma una fonte di Lehman interpellata da Reuters ha negato che vi siano trattative finalizzate a questa soluzione. Secondo Cnbc, l’alternativa alla cessione sarebbe uno sfoltimento degli organici, pari a 26mila unità, valutabile in circa 5mila licenziamenti.