Successi Da Faletti a Lucarelli, il noir è «made in Italy»

Il caso Carrisi non è proprio un unicum nella recente storia del genere «nero» italiano. Se si guarda al poliziesco in particolare la memoria va subito all’incredibile successo di Io uccido, anche quello romanzo d’esordio, che lanciò un (ex) comico come Giorgio Faletti sulle vette delle classifiche di vendita per diversi mesi (è arrivato a vendere un milione e mezzo di copie ed è stato tradotto in 25 paesi compresi Cina, Giappone, Russia e Stati Uniti). La volata al libro di Faletti, anche quella volta, fu tirata più che da strategie di marketing dal passaparola e dall’attenzione dei critici letterari per l’opera di un «dilettante» della scrittura. Un altro autore italiano che nel genere noir ha ottenuto enormi successi è Carlo Lucarelli. Il suo esordio letterario è stato con il giallo Carta bianca (1990), il primo di una lunga serie di noir a sfondo poliziesco grazie ai quali è conosciuto anche all’estero. Tra gli altri, ricordiamo Almost blue, suo bestseller da cui è stato tratto anche un film e il romanzo giallo-noir Laura di Rimini (2001). Un altro noir che ha superato i confini delle librerie italiane e che è approdato anche sul grande schermo è Quo vadis baby, di Grazia Verasani. La storia cupa di un’investigatrice privata (molto marlowianamente dedita all’alcol) è stata ripresa da Gabriele Salvatores per un lungometraggio del 2005. Dal teatro invece arriva Luca Di Fulvio, autore di un altro noir di spessore (e di successo: due edizioni in due mesi) come L’impagliatore. Il libro di Di Fluvio (diplomato all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico) è stato ripubblicato da Einaudi nel 2004 ed è diventato un film dal titolo Occhi di cristallo diretto da Eros Puglielli.