Il successo di un partito si costruisce come in azienda

«Io che ho diretto e rilanciato 19 grandi alberghi in tutto il mondo vorrei offrire la mia esperienza Ma gli aiuti occorre accettarli»

Caro Massimiliano, ometto di descrivere il grande interesse suscitato a seguito della provocazione con «A.A.A. cercasi opposizione», ma prima del tuo «al fin della licenza io tocco» da Cyrano De Bergerac, ti prego voler evidenziare e quindi inserire una sola mia considerazione in merito che risulterà pertinente e cioè: si può gestire un partito come un’azienda?
Direttamente o indirettamente molti statisti e storici danno una sola risposta: sì!
E allora guardandomi un po’ indietro, ripenso a quando, in veste di direttore generale di 19 Grand Hotel mi sono sempre detto che portare al successo un’azienda era il compito più sociale che potessi svolgere, poiché le aziende di successo creano posti di lavoro e sono fonte di benessere generale. L’ultimo lavoro svolto in Egitto mi ha portato a regolarizzare tutti i dipendenti (2.800) mentre al mio arrivo, in regola con i contributi, erano solo in 58 e, chiudere l’anno con due milioni di dollari di over gain, nonostante i fatti dell’11 settembre 2001. Mi è stato detto che questo esempio ha portato molte altre società turistiche a regolarizzare i propri dipendenti producendo centinaia di migliaia di nuovi ingressi nell’Inps egiziana.
In veste di ultimo dei politici mi dico che il compito più sociale che posso svolgere è quello di provvedere a che sempre più imprenditori nella nostra regione possano portare la loro azienda verso il successo a condizione che vi sia una gestione adeguata, una chiara ripartizione degli ambiti di competenza e altrettanto chiari obiettivi. Ma questo a Genova, la mia città, non mi è stato così immediato realizzarlo. Anzi, non mi è stato proprio possibile farlo e più avanti proverò a spiegare il perché.
Il successo di un’azienda è strettamente legato alla sua gestione, mentre decisiva è la personalità di chi la dirige o il suo management e non esistono cattivi collaboratori, ma solo cattivi capi e questo vale tanto per le aziende quanto per le organizzazioni, le associazioni o i partiti. Vale anche per le scuole e le università, e se mi consenti questa osservazione, anche per i vari consigli comunali, provinciali e regionali. Per questo il compito principale del general manager è quello di scegliere bene il suo management poiché è il vertice a garantire il risultato, buono o cattivo che sia. In merito, permettimi di ricordare la mia collaborazione alla stesura delle leggi turistiche delle Seychelles che ancora oggi producono un incremento clientelare del 9 per cento annuo.
Su questi presupposti è palese che un partito debba per forza seguire i principi che hanno fatto il successo di grandi aziende ossia, unità di intenti, collaborazione e predisposizione a lavorare per il bene aziendale o dell’amministrazione ma, ahimè, vedo alcune persone incapaci di guardare fuori dal proprio giardino e probabilmente l’eterna partitocrazia che è la smisurata generatrice di direttori generali o tuttologi in un’unica azienda.
Parliamoci chiaro caro Massimiliano, i tuttologi non sono mai esistiti e i vari guru hanno portato innumerevoli grandi aziende alla rovina, l’elenco è vasto e comprende presenze anche in paesi come il Giappone e gli Stati Uniti che sono notoriamente molto attenti a queste evenienze.
E qui? E qui è anche peggio... In Liguria gran parte del Pil è basato sul turismo e suo indotto mentre nei vari consigli regionali, provinciali e comunali la discussione è affrontata frequentemente... Ebbene non sono mai stato interpellato nonostante la mia esperienza in campo legislativo, professionale e soprattutto sia il responsabile del partito in ambito turistico. Come posso pensare che sia stata fatta opposizione e quale? A chi si sono rivolti per ottimizzare il lavoro di opposizione?
Sia chiaro, lo dico e lo ripeterò finché serve: non voglio salire sul pulpito né dare lezioni, e tantomeno il mio è un intervento critico e distruttivo. Ritengo piuttosto che sia giusto indicare, visto che questo è lo spirito del dibattito in corso sul Giornale, quali siano gli aspetti che a mio avviso si possono migliorare. Io per primo so di non essere uno statista, in politica sono arrivato per ultimo e non voglio apparire come quello che punta a scalare le gerarchie o peggio a scavalcarle. Però credo, nel mio piccolo, di poter offrire qualcosa nell’ambito della mia professione. I miei risultati dovrebbero confermarlo. Ecco, mi piacerebbe mettermi a disposizione. Lo faccio. Solo che serve anche qualcuno disposto ad accettare la mia disposizione.
* responsabile turismo
Forza Italia Liguria