Sud e sperimentazione Il cocktail esplosivo della nuova Carmen

La figlia del vento sfida il mondo. «L'amour, oiseau rebelle», è la sua arma, il mezzo della sua libertà, della sua morte, dei suoi amori che «ne durent pas six mois». Della morte fiera e coraggiosa, cruda come le parole che Bizet affida all'aria d'entrata. Alla Scala di Carmen ce sono state un buon numero. Tra di esse alcune stelle. Quella uterina di Fedora Barbieri, quella più misteriosa di Giulietta Simionato forgiata da von Karajan, quella della regina della vocalità Fiorenza Cossotto (con Prêtre). Poi Shirley Verrett, protagonista del famoso Sant'Ambrogio '84, rivoluzionario per filologia e austerità, diretto da Claudio Abbado. Nel 2004, l'ultima volta, tocca a Julia Gertseva, una che irrompe scalza e provocante, tiene splendidamente la scena (anche Bizet e la sua prima Carmen Célestine Galli-Marié, avevano curato soprattutto la teatralità), ha un'ottima pronuncia francese, balla la seguidilla, suona le castañuelas. Recita la parte di una vincitrice che recita. Perché sa, lo dicono anche le carte, che morrà. Adesso il ruolo passa alla giovane georgiana Anita Rachvelishvili. La venticinquenne che ha passato l'infanzia nel suo Paese in conflitto con l'Unione Sovietica e ha dovuto subire molte privazioni. Ma appunto sono spesso miseria e impossibilità la spinta propellente. Arrivata da poco all'Accademia della Scala adesso fora la prima pagina. Nel corso dell'audizione per il personaggio minore di Frasquita, Barenboim folgorato da voce e temperamento, le chiede altre arie e le affida il ruolo protagonista. La piccola fiammiferaia in realtà si identifica piuttosto nella dolce e mansueta Micaela. Ma non importa. Pare che i fatti parlino diversamente. Al Piermarini ha già sostenuto qualche piccola parte, ma un lancio del genere chi se lo aspettava? Vocalmente il suo modello è Fiorenza Cossotto. Con lei, nei panni di Escamillo, l'uruguaiano Erwin Schrott, baritono affermatissimo, e marito (non guasta) della divina Anna Netrebko. Parlando del suo personaggio Erwin taglia corto: pieno di sé e dei suoi tori Escamillo è un personaggio piatto, senza pensieri né passioni. E in quella dimensione psicologica dovrà calarsi anche lui, che proprio «piatto» non sarebbe. Jonas Kaufmann (Don Josè), 40 anni, curriculum importate e ultimo ritrovato in fatto di tenori, debutta al Piermarini (dove anni addietro è stato Jaquino in Fidelio e qualche settimana fa ha mostrato grande tensione drammatica nel ruolo tenorile del Requiem di Verdi diretto da Barenboim). Il cantante tedesco dice che plasmerà il suo personaggio su quello dell'eroina femminile. Dell'allestimento di Emma Dante, siciliana, nome di punta della sperimentazione teatrale, al debutto lirico e scaligero, s'è detto tanto e altrettanto lei ha smentito. L'unico fatto certo della sua Carmen pare quel lutto dell'anima proprio della cultura del sud. Poi c'è Daniel Barenboim, il «maestro scaligero», un top in fatto di direzione. Ma anche grande pianista e della schiera degli artisti impegnati nel sociale. Basti per tutti la Divan, l'orchestra che fa convivere ragazzi israeliani e palestinesi. Ha diretto Carmen a Berlino cinque anni fa. Come sempre parterre di vip. Non come sempre presenza del presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano sarà nel palco reale.