Sud Sound System alla Cascina

Luca Testoni

In quel pezzo superstite di vecchia Milano contadina, la Cascina Monluè (di via Monluè, uscita tangenziale est Camm, si celebra fino a domenica, e per l'undicesimo anno consecutivo, il rito del festival 100 popoli, un mondo.
Archiviata con l'inevitabile tutto esaurito la serata inaugurale targata Extrafestival, la kermesse ideata da Radio popolare e che coinvolge le comunità immigrate residenti in città, la manifestazione non rinuncia alla propria vocazione di vetrina privilegiata per «esperienze musicali altre».
Stasera (dalle 21.30, ingresso con sottoscrizione libera), per esempio, sarà la volta della EtnOrchestra, da poco uscita con un nuovo cd, Tribal samba. La particolarità del progetto messo assieme da otto musicisti brianzoli e dal vocalist senegalese Jean Diarra? Mettere al centro della propria musica i set ritmico-acustici, in prevalenza di carattere etnico-tradizionale. Soprattutto grazie a una spiccata propensione per le percussioni. A seguire, l'accattivante pizzica salentina in versione rockettara proposta dai salentini (di Otranto) Nidi d'Arac, che promettono atmosfere inafferrabili da "rave contadino".
Arrivano dal Salento anche i Sud Sound System, gli ospiti eccellenti della serata di domani. Cresciuti a suon di dialetto, impegno e dosi industriali di reggae (in tutte le sue molteplici declinazioni: dal ragamuffin al dancehall) in piena esplosione delle posse, i leccesi (di San Donato) con il nuovo album Acqua pe’ sta terra hanno realizzato il sogno di una vita, collaborando con Luciano, uno degli eredi di Bob Marley, e una manciata di musicisti e deejay dell'isola caraibica. Un gemellaggio - riuscito e godibile - nel segno del sud del mondo.
Da tenere d'occhio (e d'orecchio) anche il James Taylor Quartet, in cartellone sabato sera. Uomo simbolo della primissima ondata acid-jazz, il tastierista statunitense (da non confondere con l'omonimo cantautore) ha contribuito a ricreare un interesse pop attorno al funk e al soul delle origini.
Chiusura domenicale, infine, con le sonorità tzigane contaminate degli Unza!, un quintetto composto da quattro musicisti rom romeni e da un italiano.