Sudafrica, sessantasette minuti di buone azioniÈ lo speciale regalo chiesto a tutti da Mandela

Quest’anno Mandela ha chiesto come regalo di compleanno di dedicare  67 minuti, a simboleggiare i 67 anni da lui spesi al servizio del popolo sudafricano, per fare del bene alla propria comunità, come ripulire dalla spazzatura il proprio quartiere o fare il test dell’Hiv. Appello rilanciato da Ban ki-moon

Johannesburg - Ormai è lontano dalla politica. Ma a 93 anni nessuno gliene può fare un torto. Nelson Mandela è un simbolo vivente della lotta per la libertà, contro la criminale discriminazione attuata dallo Stato per motivi razziali. Una battaglia che lui ha vinto, ma che gli è costata fatica ed enormi sacrifici. A partire da quei 27 anni trascorsi in carcere. Se il fisico è stanco la mente di Madiba - titolo onorifico adottato dai membri anziani della sua famiglia - è ancora lucidissima. Ogni giorno si alza e legge una decina di giornali. Poi riceve le persone che vogliono incontrarlo: molti vip ma anche gente comune. E dedica il resto della giornata alla famiglia. Quest'anno per festeggiare il suo 93° compleanno l'ex presidente sudafricano ha chiesto a tutti un regalo speciale: dedicare 67 minuti al servizio degli altri. Del popolo sudafricano, in primis. Ma non solo. Sessantasette minuti per fare del bene alla propria comunità nei modi più disparati: pulire dalla spazzatura il proprio quartiere, aiutare chi soffre, fare il test dell'Hiv. Sessantasette, un numero speciale per Mandela. Il numero degli anni che lui ha speso al servizio del popolo sudafricano. 

Precarie condizioni di salute Mandela ha lasciato giovedì scorso Johannesburg e ha raggiunto Qunu, nella provincia del Capo Orientale. Il viaggio è stato fatto nella massima discrezione. Lo scorso gennaio, l’ex presidente è stato ricoverato per due giorni in ospedale per un problema alle vie respiratorie. L’ultima sua apparizione pubblica risale alla finale della Coppa del mondo di calcio, l’11 luglio 2010, mentre la sua ultima fotografia ufficiale è stata scattata lo scorso 21 giugno, durante la visita della first lady Usa Michelle Obama.

Mille modi per festeggiare Madiba  Nelle scuole 12,4 milioni di bambini intoneranno uno speciale buon compleanno, africanizzato per l’occasione da un noto artista locale; aziende, media, organizzazione di volontariato e celebrità hanno annunciato numerosi eventi speciali per la giornata; un gruppo di motociclisti è partito l’11 luglio scorso da Johannesburg per attraversare il paese, facendo tappa in diverse comunità povere per fare attività di beneficenza. Il viaggio di 2.200 chilometri si concluderà lunedì a Pretoria. Le scuole e gli orfanotrofi apriranno le porte ai volontari che vorranno fare lavori di pulizia, mentre le banche del sangue faranno gli straordinari. Un patchwork su cui 67 celebrità hanno lasciato le impronte delle loro mani sarà messo all’asta a Città del Capo questo fine settimana: il ricavato andrà a sostenere la lotta all’Aids lanciata da Mandela. Infine, 93 bambini provenienti da tutto il paese saranno ospitati dalla Fondazione del Premio Nobel per la Pace.

Ban ki-moon: una buona azione per festeggiarlo "Insieme possiamo aiutare la gente a ottenere la dignità e la libertà di cui ha diritto dalla nascita. Questo è il miglior modo per augurare buon 93esimo compleanno a Mandela e il miglior modo per ringraziarlo di essere una così grande fonte di ispirazione". Così in un messaggio video il segretario delle Nazioni unite Ban Ki-moon in occasione del Mandela Day, ricorrenza internazionale in cui l'Onu chiede a tutti i cittadini del mondo di dedicare 67 minuti del proprio tempo, uno per ogni anno di servizio pubblico di Mandela, alla comunità in cui vivono. Secondo Ban accudire un bambini, dividere il proprio cibo con i poveri, lavorare come volontario in un ospedale, sono azioni che tutti possono fare a favore della propria comunità.

Dal rugby al personale bianco di Pretoria Il recente bellissimo film di Clint Eastwood, Invictus, ci ha fatto capire quanto sia stato importante, per la riconciliazione sudafricana, il tifo per la nazionale di rugby. Sport che, fino a poco prima, era stato esclusivo appannaggio dei bianchi. Quel tifo non nacque per caso. Costò lavoro, sacrifici e grandissima convinzione. Alla fine Mandela ebbe ragione. Grazie anche a una splendida vittoria, ai mondiali della palla ovale, che unificò il Paese senza distinzioni tra bianchi e neri. C'è anche un altro episodio che aiuta a capire meglio la capacità del leader sudafricano di unire gli ideali al pragmatismo. Risale al maggio 1994. Il 10 maggio 1994 per l'esattezza. Mandela si insedia a Pretoria nel palazzo ove ha sede la presidenza del Sudafrica. Va ad occupare il posto che fino a poco prima per un uomo di colore sarebbe stato impensabile. E, per legge, impossibile. Mandela entra nel suo ufficio e vede che tutto il personale (bianco e di lingua afrikaans) ha già preparato gli scatoloni per andarsene. Lui li riunisce in fretta e furia e, con un discorso accalorato, e rigorosamente in afrikaans, li prega di restare. Aveva capito che per cambiare veramente le cose bisognava iniziare archiviando la sete di rivalsa e iniziando, tutti insieme, a collaborare per il bene del Paese. Ma aveva anche capito, con lucido pragmatismo, che per governare aveva bisogno di loro, di quella élite bianca che, fino a poco tempo prima, era stata, per lui, solo un nemico da abbattere.