Il sudafricano Goosen kaiser di Germania alla faccia della crisi

Mario Camicia

Retief Goosen, il due volte campione Open degli Stati Uniti e numero 5 al mondo, veniva dato dai più in crisi profonda in questo 2005, senza alcun risultato di rilievo nei primi sei mesi della stagione. Cose che succedono, ma i critici sono sempre dietro l’angolo e proprio a loro Goosen ha dato la giusta risposta iniziando dall’Us Open di giugno dove è stato lì lì per vincerlo per la terza volta prima di cedere le armi nell’ultimo giro al neozelandese Michael Campbell. Una riapparizione del trentaseienne campione sudafricano che non ha però zittito chi lo continuava a dare in calo, ma il flemmatico Goosen non dava certo retta a voci e mormorii e giustamente continuava a credere in se stesso, sino a cogliere il suo primo successo stagionale nell’International di Castle Pines proprio la settimana precedente il Pga degli Stati Uniti - ultima prova del Grande Slam - dove, pur un po’ a corto di adrenalina, dava netti segni di una ritrovata forma, così come nel Nec Invitational della settimana successiva. Ora la conferma, con la vittoria da parte di uno dei cosiddetti «big five» - insieme a Tiger, Singh, Els e Mickelson - nel Linde German Masters, torneo del Tour europeo tra i più ricchi dove Goosen, pur soffrendo nel finale, ha portato, con pieno merito, a casa il suo 12° successo sul Tour europeo, riconquistando grazie ai 500mila euro del primo premio anche il primo posto nell’ordine di merito del Vecchio Continente, pur giocando prevalentemente ormai sul Tour americano. Goosen, che stava per rischiare tutto sull’ultima buca dove - con due colpi di vantaggio - metteva palla in acqua con il colpo di partenza, ma rimediava con approccio e due putt il bogey che gli manteneva la leadership anche se di un solo colpo, si è confermato campione indiscutibile e mai domo alla faccia dei facili commentatori in cerca di scoop. Alle sue spalle quattro giocatori di non poco conto quali Nick Dougherty, in continuo crescendo, il connazionale britannico David Lynn, un Olazabal che sta sempre più rinascendo e la realtà svedese Henrik Stenson, già vincitore in questa stagione sul Tour europeo.
Sul Tour americano ritorno alla vittoria di Mark Calcavecchia nel Bell Canadian Open a Vancouver sul difficile percorso del Shaghnessy Golf Club dove l’italoamericano, a secco di vittorie dal Phoenix Open 2001, è riuscito ad imporsi su Ben Crane e l’ex campione dilettanti degli Stati Uniti 2004, Ryan Moore con un solo colpo di vantaggio.
In campo femminile la Solheim Cup - Ryder Cup in gonnella - è stata vinta dagli Stati Uniti, che hanno così riconquistato l’ambito trofeo che due anni fa fu appannaggio della squadra europea. In parità dopo le tre sessioni di doppi, gli Stati Uniti, capitanati dalla grande Nancy Lopez, hanno dominato nei singoli, aggiudicandosi il successo per 15 punti e mezzo a 12 e mezzo.
Sul Senior tour europeo ancora una prestazione maiuscola del nostro Pippo Calì, che è terminato secondo allo spalle dello scozzese Bill Longumuir nello Scandinavian Senior Open.